Il viaggio a cinque cerchi di Fabio Lova

IVREA. Ad una settimana dalla fine dei Giochi Olimpici di Torino 2006 sono ancora tanti i ricordi di chi ha vissuto come volontario un'esperienza che difficilmente si potrà dimenticare. E' il caso, ad esempio, di Fabio Lova, 43 anni, originario di Azeglio, ma professionista ad Ivrea dove lavora. Quest'ultimo è stato protagonista dell'intero viaggio della fiamma olimpica.
Un viaggio lungo sessantaquattro giorni, dall'8 dicembre 2005 al 10 febbraio 2006, in cui Fabio Lova non si è fermato neppure un attimo e come lui tutti i volontari dello staff organizzativo del viaggio della fiamma olimpica. Centoquindici le persone impegnate (di queste, solo diciotto volontari) al seguito del lungo convoglio composto da quaranta mezzi, senza ombra di dubbio il più grande evento itinerante mai organizzato in Italia.
Attraversate quasi tutte le regioni d'Italia, decine di province e centinaia di paesi e città, piccole e grandi. «Anch'io, come tutti gli altri volontari avevo fatto domanda al comitato organizzatore del Toroc attraverso Internet - spiega Fabio Lova - e quando sono stato contatto ho dato immediatamente la mia disponibilità per tutto il periodo. E così è stato. Era un'occasione che non mi si sarebbe più presentata nella vita e ho accettato subito. Fortunatamente la mia attività professionale mi ha permesso di gestire il lavopro e così sono partito per il viaggio più lungo e indimenticabile della mia vita».
L'8 dicembre è stata la partenza da Roma e il 10 febbtraio l'arrivo a Torino, giorno stesso della cerimonia inaugurale dei Giochi. «In oltre tre mesi ho fatto un po' di tutto: dall'autista in testa al convoglio, alla tracciatura del percorso il giorno precedente la tappa, al ruolo di corresponsabile dei tedofori. Mi sono occupato anche della logistica del personale dello staff. Diciotto ore al giorno di lavoro, tutte le notti in alberghi diverse, Capodanno compreso».
Molti i ricordi di tanti episodi da registrare durante il lungo percorso della fiamma olimpica. «Ogni giorno un'emozione diversa, difficile scegliere una o l'altra. Ho avuto anche l'opportunità di fare il tedoforo in Sicilia, a Vittoria, nell'Agrigentino».
Marco Bermond