«Il mio progetto da realizzare sul territorio»
AZEGLIO.Tre anni fa era un sogno. E, passo dopo passo, Nora Herrag lo sta facendo diventare realtà. La piccola-grande storia di Nora Herrag, nel corso di questi mesi, è diventata un caso, tanto da meritarsi uno spazio in alcune trasmissioni Rai.
Già, ma perchè è un caso? Perchè, tra ricerche e statistiche, Nora Herrag, non incarna lo stereotipo dell'immigrato extracomunitario. Nora Herrag è una donna marocchina, musulmana, cresciuta a Fès, con un curriculum composto da due lauree (economia e commercio e legge), un master di specializzazione e un'esperienza in Olivetti. Lei, in Italia, ci è arrivata una quindicina di anni fa per amore, ha lavorato in Omnitel e poi, un giorno, ha detto addio al mondo delle imprese dove viaggiava con l'auto aziendale per dare vita ad un suo progetto in Canavese.
Ha sfidato gli sguardi e le diffidenze preparando un business plan dove, tra cifre e previsioni, c'è un'idea di fondo alla quale lei tiene molto e che si può riassumere così: «Il Canavese è una terra bellissima e piena di potenzialità. Il Marocco è la mia terra. Voglio prendere il meglio de Marocco, scelto nei posti di antiche tradizioni e portarlo qui. Voglio mettere insieme le cose migliori, come nella coppia.». Un business plan fatto con un pezzo di cuore.
Così è nata Darna. Significa casa mia. Oggi è un marchio registrato. Abiti, borse, scarpe, stoffe, oggetti di artigianato. «E' nata prima la boutique, ad Ivrea», sottolinea. Nora Herrag ha scelto personalmente in Marocco una serie di atelier artigianali. Lì, vengono pensati e realizzati i modelli di abiti, scarpe e anche bigiotteria ed accessori. Non solo: sotto il nome Darna c'è anche una linea di cosmetici. Attorno agli atelier ruotano circa quattrocento persone, tutte donne.
La storia di Nora comincia a circolare. Nel negozio di Ivrea, in corso Massimo D'Azeglio, Nora Herrag comincia ad organizzare anche piccoli momenti di accoglienza in occasione del Carnevale e della festa delle Donne: il rito del tè, la conoscenza della cultura marocchina. L'anno scorso, quando lo tsunami sconvolse il pianeta, decise di devolvere una percentuale dei guadagni in solidarietà.
Intanto, nella sua testa, Darna doveva continuare a crescere nel mix di culture e la sua storia è arrivata alla Rai e ai giornali nazionali. Il suo obiettivo era quello di aprire un ristorante. A fine dicembre, la mèta è stata raggiunto. Ad Azeglio, a pochi passi da casa sua, sulla piazza del Comune, Nora ha ristrutturato un'antica casa e il locale si chiama naturalmente Darna. «Ho tenuto le caratteristiche architettoniche così tipiche del Canavese - spiega - e dentro ci ha messo il Marocco. E' arrivato tutto di là: piastrelle, ceramiche, antiche porte in legno con il sole andaluso intagliato, i marmi dal deserto, con le tracce fossili». Lei stessa cura cibo, accoglienza e il prossimo sogno: un hamman. Il presente, per ora, è fatto di viaggi e contatti, i capi del suo atelier venduti a Roma e presto anche a Milano e Cortina. (ri.co.)