Quell'aria che arriva dalla Valle di Susa


L'aria della Valle di Susa arriva fino a Ivrea in una serata che affolla, come raramente succede, la sala della Serra. Ci arriva portata da amministratori che, da giorni, sono personalmente e direttamente impegnati, accanto a un'intera popolazione, per contestare l'utilità di un mega progetto e difendere il loro territorio. L'aria della Valle di Susa arriva fino a Ivrea e diventa "aria di casa" attraverso le parole di qualificati relatori che spiegano «quanto accade lassù riguarda tutti, anche il Canavese dove già si intravedono forti segnali di uno sviluppo che significa cementificazione, massicci spostamenti di persone e merci, consumismo sfrenato e, di conseguenza, inquinamento, produzione di rifiuti, necessità di opere che ne consentano lo smaltimento».
«Un circolo - spiegano i relatori - vizioso e perverso che parte dalla forsennata distruzione dell'esistente anzichè prevedere l'oculato sforzo per riqualificarlo dirottando su di esso quei cospicui investimenti destinati a opere imponenti la cui redditività è già messa in discussione dai lunghissimi tempi che la loro realizzazione richiede. Oltrechè dai costi in termini di impatto e di denari necessari per farle e poi mantenerle».
A dirlo non sono soltanto quelli che si ha l'abitudine di liquidare sbrigativamente come "i soliti ambientalisti", ma sindaci e presidenti di Comunità Montane, sindacalisti, tecnici, esperti che citano numeri, studi, dati. E poi cittadini: tanti, preparati, convinti, decisi, attraverso la forza dei comitati, a esprimersi e a farsi ascoltare. L'aria della Valle di Susa arriva a Ivrea e porta con sè anche questo fenomeno nuovo: la voglia di esserci, partecipare, contare che qualcuno cataloga sotto il termine "democrazia".
E poi, in una terra che ha sempre saputo coniugare le necessità dell'economia e dei meccanismi che la reggono con il rispetto dell'ambiente, delle popolazioni e dei valori su cui affondano le loro radici; in una terra che oggi è alla ricerca di una nuova identità, quell'aria suscita inquietanti dubbi, legittime perplessità, pressanti domande.
Domande che ci piace fare nostre per sollecitare risposte. Eccole: quello del cemento e del consumismo ad ogni costo è l'unico modello di sviluppo ormai possibile? La preservazione di quanto ci sta attorno è un valore minore nella ricerca del benessere per le popolazioni? Un Governo può portare avanti e imporre opere che modificano radicalmente un territorio senza coinvolgere e tenere in conto le istanze di chi lo abita?
E, alla luce di tutte queste domande, che sviluppo immaginano per il Canavese i sindaci che ne amministrano i Comuni? A loro abbiamo deciso di chiederlo ma anche a chiunque sia interessato al futuro di questa terra. Il dibattito è aperto.

Dirce Levi