Alla conquista dei ‘Monti di Ghiaccio'

IVREA. Il fascino irresistibile della montagna e, più in particolare, delle alte vette e della continua sfida dell'uomo con se stesso è stato al centro dell'incontro dei panathleti eporediesi svoltosi nel salone del ristorante Gardenia di Romano. A proporre suggestioni e immagini mozzafiato della loro "Muztag Ata Expedition 2005 - 7.546 metri", sono stati alcuni alpinisti della sezione Cai d'Ivrea.
Erano i protagonisti della spedizione scialpinistica, con cui dal 6 luglio all'8 agosto, hanno conquistato il "Padre dei monti dei Ghiaccio". Cinque dei ‘magnifici' otto del team del Cai, Stefano Bertino (capo spedizione) e la moglie Debora Trivella, unici a conquistare la vetta di 7.546 metri, partendo dal campo 3 a quota 6.950; Davide Enrione, Riccardo Merigi, Giovanni Raguso, accompagnati dal presidente del Cai di Ivrea Luigi Bedin, hanno raccontato, anche attraverso eloquenti, pregevoli immagini, la loro straordinaria avventura. Un'avventura unica che, oltre ad offrire le suggestioni della salita e della sconfinata bellezza del paesaggio, ha assicurato loro un arricchimento culturale, scoprendo la vita, le consuetudini, la semplicità e anche l'ospitalità degli abitanti: Mongoli, Uygur, Kirghisi, Kazaki, dei villaggi attraversati da Kashagar in Cina fino a Subashi, da dove è partita la carovana, con i cammelli, diretta al campo base del Mutzag, a quota 4.547 metri, quindi al ritorno dal campo base a Taschkurgano, a Gilgit, a Chilas fino ad Islamabad in Pakistan, in bus sulla ‘mitica' Karakoram Highway. L'idea, concretizzata con la conquista della vetta del Muztag Ata, la più alta montagna al mondo raggiungibile interamente con gli sci che si erge all'estremità occidentale del deserto di Takla Makan nella provincia dello Xinjiang cinese, era nata per ricordare i 130 anni di fondazione della sezione di Ivrea del Club Alpino Italiano ed è stata preparata dagli istruttori della scuola di alpinismo e sci alpinismo di Ivrea, sia dal punto di vista fisico che logistico organizzativo, a partire dall'ottobre 2004. Oltre alle immagini ed ai racconti personali gli alpinisti hanno mostrato ai panathleti la cartina col percorso dal campo base per meglio capire complessità e difficoltà dell'impresa.
Sandro Ronchetti