Don Ciotti: «Ivrea deve diventare città sperimentale di sport pulito»
IVREA.«Sono moltissime le persone impegnate nella pratica sportiva a Ivrea e il tentativo di Vittorio Crotta di estendere questo interesse per lo sport, inteso nella sua accezione più sana e pulita, al mondo della scuola, al territorio e a chi lo rappresenta, farà certamente di Ivrea una città "sperimentale" di cui seguire l'esempio». Così don Luigi Ciotti, nella sala del municipio affollata all'inverosimile di persone venute ad incontrarlo e ad attestargli la loro stima, ha espresso i motivi che l'hanno indotto a sostenere e a condividere l'organizzazione della manifestazione "Il testimone ai testimoni" curata dal Tennis Club Ivrea e giunta alla seconda edizione. «Sono certo - ha detto Ciotti - che la riflessione dei giovani sui temi proposti, unita alla pratica dello sport, costituisca un prezioso momento di crescita civile e sociale e che ciò rappresenti una base di grande validità al progetto».
Don Ciotti ha parlato, naturalmente, a nome di "Libera", l'associazione da lui fondata nel 1995, da sempre impegnata contro le mafie tramite la promozione di esperienze educative per i giovani. «Quando Libera è nata - ha ricordato - il suo primo impegno è stato certamente il creare un percorso educativo alla legalità e attivarlo nel mondo della scuola per migliorare l'orizzonte culturale dei giovani e guidarli alla cittadinanza con la proposta di modelli educativi di democrazia vissuta».
Quindi, riferendosi alla recente manifestazione svoltasi a Locri ha detto con forza: «I nostri ragazzi sono meravigliosi e io detesto l'enfasi di frasi tipo "i giovani sono il nostro futuro". No: i nostri ragazzi sono il nostro presente e si deve investire oggi in politiche e in opportunità per costruire certamente anche un futuro, ma stando attenti che il "guardare avanti" non sia l'alibi per fare nulla per loro».
Oltre ai percorsi educativi don Ciotti ha citato la confisca dei beni alla mafia come l'altra fondamentale battaglia in cui è impagnata da sempre Libera: «L'ultimo caso un mese fa a Brancaccio, il quartiere di don Pino Puglisi, dove i ragazzi hanno ripulito un terreno confiscato a un boss della mafia, per farne un campo da destinarsi alla pratica sportiva. Anche la mafia utilizza lo sport per "educare" i giovani secondo le sue leggi. Non è raro trovare, in alcuni luoghi, il boss locale impegnato a far passare certi messaggi con incarichi a capo di associazioni, squadre».
E poi la Giornata Nazionale della Memoria e dell'Impegno, all'undicesima edizione il prossimo 21 marzo. Si terrà a Torino e ricorderà tutte le vittime della mafia. Non è un caso che si sia scelto Torino, sede delle prossime Olimpiadi invernali, richiamo naturale per LiberaSport, il settore di cui è responsabile Alessandro Donati e che, oltre a promuovere uno sport di formazione e di svago, lotta accanitamente affinchè il ricorso ai farmaci e alle sostanze dopanti venga compreso da tutti come «la più grave e definitiva delle sconfitte sportive».
Don Ciotti ha commentato positivamente il titolo "Il testimone ai testimoni": «Noi adulti abbiamo una responsabilità verso i giovani, quella di essere coerenti e credibili. I ragazzi hanno infatti bisogno di trovare adulti che li aiutino e che, invece di consumare sostanze per raggiungere i traguardi, consumino le proprie energie per costruire percorsi che diano benessere alle persone. C'è un consumarsi positivo che dobbiamo chiedere ai ragazzi: il consumarsi per costruire percorsi di legalità e di giustizia, ma anche di assunzione di responsabilità. Tutti abbiamo il dovere di passare questo testimone di contenuti positivi ai nostri ragazzi. Perché lo sport è un grande valore che ci aiuta a vivere, a crescere, a prendere coscienza dei propri limiti. E riconoscere il limite significa ritrovare la propria libertà». (fr.fa.)