Critiche per ‘La passione ci guida'

IVREA.E' stata inaugurata sabato scorso la mostra "La passione ci guida", aperta al pubblico, presso il Museo Garda, fino al 4 dicembre prossimo: tanta gente, grande "struscio politico" nella manica centrale del museo, chiacchiere, cocktail. E tanta perplessità nell'apprendere, da parte della neoriconosciuta Fondazione Guelpa, che «la scelta di partecipare al finanziamento della mostra prosegue la politica di sostegno delle più rilevanti iniziative culturali del Comune di Ivrea» e che «si avvia così un'attività di gestione dello spazio espositivo del Museo Garda, che potrà avere in futuro altre occasioni di collaborazione».
Nel sentire questa dichiarazione di intenti, non sono pochi, tra i presenti intervenuti soprattutto per vedere i due quadri di De Chirico e i tre dei fratelli Bueno, appartenuti alla signora Guelpa, che non hanno potuto fare a meno di chiedersi e chiedere, però: «Come hanno potuto accostarli a opere che sembrano una seconda scelta di quelle case d'asta impegnate nelle vendite televisive?». In effetti l'accostamento pare quantomeno azzardato, salvo sia stato voluto per evidenziare la bellezza dei pezzi dell'eredità Guelpa.
Certo è che gli altri quadri in mostra, inseriti accanto a veri capolavori in un grande catalogo rilegato, vedranno accresciuto il loro prestigio e il loro peso economico in caso di vendite future. Di qui una serie di altri interrogativi. Perché la Fondazione, invece di concorrere a valorizzare le altrui collezioni non ha pensato a valorizzare la propria, già ad un elevatissimo livello di qualità? Si è di recente conclusa a Trieste un'importante mostra dedicata a Pietro Annigoni: perché nessuno ha contattato gli organizzatori di quella prestigiosa esposizione per far inserire in essa, e nel relativo catalogo, i quadri della signora Guelpa? Perché nessuno ha pensato di fare lo stesso con "I casolari" (olio su cartone, 1856) di Domenico Morelli di cui è in corso un'importante mostra monografica?
E ancora: perché non approfittare dei contatti avuti con la vedova di Armando Spadini e riportare agli onori del pubblico i "Bimbi nudi" di cui la città è entrata in possesso? Perché non allestire una grande mostra intitolata "I Cugnonato"? Dei fratelli Cugnonato, zii della signora Guelpa e noti pittori-ebanisti-scultori canavesani, esiste un intero patrimonio in mobili, bozzetti, mascherine da intaglio, fotografie, lettere, dipinti, prove grafiche di loro lavori destinati a committenti importanti: dai grandi locali pubblici per gli arredi e le boiseries, alla Richard-Ginori per i modelli di alcune porcellane. Nel testamento di Lucia Guelpa è espressa chiaramente la volontà che il nome Cugnonato venga ricordato e tramandato.
Una Fondazione dovrebbe preoccuparsi che il Museo non si limiti a funzioni di pluriuso di paese ospitando mostre che non c'entrano nulla con i desideri di chi ha voluto il lascito con l'intento di favorire una realizzazione fruibile e duratura per la cultura. Allora: perché non utilizzare il denaro (in milioni di euro) per rimodernare immediatamente la biblioteca e riaprire subito il Museo al pubblico, migliorandolo, accantonando (almeno per il momento) progetti e installazioni faraoniche e blindando due sale per la Collezione Croff corredata da alcuni mobili preziosi, intitolando il tutto a chi di dovere?
Viene da domandarsi se coloro che nella Fondazione hanno incarichi di spicco e che, in diverse occasioni pubbliche, si fanno vezzo di dichiarsi "estranei o incompetenti di arte" non avrebbero fatto meglio a rifiutare la carica e dedicarsi ad altre associazioni più vicine alla loro formazione. L'assessore alla Cultura, Alberto Stratta, è sempre stato un paladino della collezione Croff. Ed è lui a dire: «Sarà mio impegno consigliare la Fondazione di impiegare il denaro per questi scopi immediati. E' giusto così, per Ivrea e per onorare la memoria della signora Guelpa».
Franco Farnè