Nel ricordo di ‘Bellandy'
CASTELLAMONTE. Valori quali pace, giustizia, solidarietà, libertà che non debbono essere dati per scontati dalle giovani generazioni, il determinante ruolo delle donne nella Resistenza, il pressante appello di Ezio Novascone, combattente a fianco del comandante "Bellandy", ad insistere con il comune di Cuorgnè affinché dedichi una via o una piazza a Gino Viano e a Gimmy Troglia "Parin".
Sono stati gli argomenti di maggior rilievo emersi nel corso dell'interessante convegno "Gli uomini di Bellandy. Storie di protagonisti della Resistenza canavesana" che, nel pomeriggio di sabato scorso, ha richiamato un folto pubblico nel teatro Martinetti di Castellamonte. L'iniziativa è stata promossa dall'"Associazione Amici del Gran Paradiso" presieduta da Guido Novaria con il patrocinio della Città di Castellamonte. Ed è stato proprio Novaria, nell'introdurre i lavori dell'incontro, a riportare al centro dell'attenzione il "rifiuto di Cuorgnè", per l'ormai nota vicenda dello scontro con l'amministrazione Ghiglieri che avrebbe visto a carico degli "Amici" tutti i costi di affitto dell'ex chiesa della Trinità e che indussero gli organizzatori a chiedere ospitalità al sindaco di Castellamonte, Eugenio Bozzello.
Nel suo intervento, Bozzello ha ricordato come il comandante Bellandy avesse fatto proprio il motto "La Resistenza continua" contro le tirannidi di qualsiasi colore per la difesa della dignità dell'uomo. «Sono orgoglioso di aver ospitato nella nostra città questo convegno, l'ho fatto con lo spirito di creare questa città aperta a tutta quella cultura di libertà, democrazia e confronto - ha aggiunto Bozzello -. Forse Bellandy avrebbe preferito essere ricordato a Cuorgnè, considerata allora la "città partigiana" per eccellenza».
«La Resistenza è stata la parte migliore del Paese ma è stata minoritaria, noi siamo un popolo che si assolve molto in fretta. Se il totalitarismo è controllo delle scuole e dell'informazione è un pericolo che c'è sempre, occorre fare chiarezza nella nostra memoria - ha messo in guardia nel suo accorato intervento l'assessore regionale alla Cultura, Gianni Oliva -. Oggi sta crescendo una generazione con la memoria sfumata, i giovani corrono il rischio di considerare che ciò che hanno sia dato una volta per tutti, ma non c'è mai questa garanzia. Le generazioni che crescono devono sapere cosa vuol dire non avere questa sicurezza». Discorso ripreso nella relazione del referente provinciale alla Cultura, Valter Giuliano, che nel presentare il progetto "La Memoria delle Alpi" ha parlato delle Alpi ieri come di "una barriera, un luogo di battaglia e di conflitto", mentre "oggi siamo di fronte ad un progetto di un'Europa che nasce dal desiderio comune di mettersi insieme per costruire il futuro".
Le Alpi, dunque, come cerniera e luogo di dialogo. Il ruolo delle donne, dalle telefoniste alle staffette alle suore, nella Resistenza ha avuto il giusto riconoscimento nella relazione dello storico Angelo Paviolo, ricca di toccanti ricordi personali di Gino Viano e Gimmy Troglia, scomparsi a due mesi di distanza nell'autunno del 1990, definiti "educatori fino alla fine". «Incontrai queste persone e mi accettarono come fossi uno dei ‘loro' ragazzi ed imparai tante cose», ha ricordato Paviolo, partigiano tra le fila della I Brigata G. L. nel Cuneese. Domani sera, venerdì 4 novembre, alle 21, sempre nel teatro Martinetti di Castellamonte la compagnia "E.T Esperimenti Teatrali", per la regia di Mauro Stante, porterà in scena "Domani sarà tutto finito" che ripercorre la tragedia del Colle della Galisia del novembre 1944. (c.c.)