Romitorio, presto svelato l'enigma

FELETTO. Potrebbe presto essere svelato l'enigma del romitorio di Mastri. Al progetto sono in due ora a lavorarci. La neonata associazione "I Cavalieri di Sant'Eusebio" e un gruppo di studiosi della città tedesca di Uberlingen. Uberlingen, sì, l'antica Hiberlenga, patria del soldato di ventura Giovanni Rosmajor che 1689 sul basamento di una vecchia chiesa edificò il romitorio di Sant'Eusebio.
Come approdò a Mastri quello che nella frazione di Feletto chiamano ancora il "cavaliere" resta un mistero. E che il suo corpo riposi davvero sotto la chiesa resta una verità difficilmente appurabile, ma l'interesse per la complessa vicenda, quello sì, sta appassionando un po' tutti. "I Cavalieri di Sant'Eusebio", un sodalizio composto da archeologi, architetti, storici, ma anche semplici cittadini, ha preso contatti con il borgomastro di Uberlingen, Ulrich Lutz, che si è detto interessato a far luce sulla storia di Giovanni Rosmajor, anzi, di Johann Ruosmayer. Come si evince dal carteggio tra il borgomastro tedesco e i "Cavalieri di Sant'Eusebio", dei Ruosmayer si ha notizia a partire dal 1613. Qui, un Jacob Ruosmayer sposò una Christina Hildebrandt di Uberlinge, dalla quale ebbe sette figli. Tra questi figurava anche un Johann Ruosmayer, ma il soggetto in questione difficilmente potrebbe essere il soldato cercato dal momento che all'atto della fondazione del romitorio avrebbe avuto già 70 anni.
Tuttavia, come confida Urlich Lutz, durante la guerra che infuriò intorno al 1630 Uberlingen e dintorni furono colpiti e interi registri andarono perduti. Ma un Giovanni Rosmajor potrebbe essere davvero partito dalla Germania e approdato in Italia dalla zona di Uberlingen. Lutz ha messo in contatto i "Cavalieri" con uno studioso di un Centro culturale italiano, Giovanni D'Amicodatri che ha scritto al sodalizio spiegando che per venire a capo del complicato rebus ci vorrà una ricerca molto approfondita e, soprattutto, tempo. Ma i contatti sono ormai avviati e la speranza è che si possa trovare la chiave dell'enigma.
Dalla costituzione dell'associazione, per altro, passi avanti sostanziali sono stati fatti nell'ottica del recupero del sito, per anni utilizzato come una discarica a cielo aperto. Su iniziativa del comune di Feletto, l'Asa ha ripulito dalle sterpaglie e dai rovi l'area e portato via l'immondizia. Ora, si può pensare ad una chiusura provvisoria del campanile per proteggerlo dalle intemperie. Domani, venerdì 4 novembre, alle 11, in comune, è programmato un incontro con il dottor Marco Cima per cominciare a lavorare al progetto di recupero conservativo del romitorio. Intanto, il consiglio direttivo dell'associazione ha distribuito le cariche. Giuseppe Chiarello è il priore; Elena Molinar Min, il tesoriere; Laura Castagna, il revisore dei conti. Consiglieri sono Gianluca Noascono, Daniela Bombardiere, Marco Nadalutti, Giacomo Antoniono, Sara Silva, Ferruccio Massa, Marco Cirincione, Bernardino Silva, Livio Leone, Domenico Nigro, Lino Camuso, Simone Costantino e Stefania Saracco. L'antico romitorio, ricordiamolo, è tuttora di proprietà della Curia di Ivrea e pertanto i "Cavalieri" hanno deciso di interpellare anche il vescovo. Il terreno circostante "l'àrmit", invece, è del comune di Feletto a cui spetterà, in ultimo, il compito di reperire i fondi necessari per l'intervento di recupero. (m.mi.)