Osservatorio su appalti pubblici

IVREA. Un osservatorio sugli appalti pubblici per monitorare in maniera costante le infiltrazioni mafiose nel tesuto economico piemontese. La proposta è stata lanciata nei giorni scorsi ad Ivrea dal presidente della Fondazione Caponnetto Salvatore Calleri, ospite in città dell'Unione dei Democratici di Sinistra che del giudice siciliano porta il nome.
In una sala Santa Marta semideserta, Calleri ha spiegato che «il Piemonte non ha la consapevolezza della presenza mafiosa». «Certo, qui la mafia non gode del consenso sociale come avviene in Sicilia e la sua presenza passa quasi inosservata - ha detto Salvatore Calleri -. Ma è proprio in territori come questi che le grandi organizzazioni malavitose investono e riciclano i proventi delle loro attività criminali. Il loro settore preferito è da sempre quello dell'edilizia». «Monitorare gli appalti, controllare con serietà i flussi di denaro durante le grandi opere pubbliche - ha proseguito Calleri - è l'unica cosa concreta che la politica può fare in questo settore. Lanciamo un appello alla presidente Mercedes Bresso affinchè segua la strada già intrapresa dai suoi colleghi della Toscana e del Lazio. La mafia - e questo non dobbiamo mai dimenticarlo - ha a disposizione grosse somme di denaro e il suo potere di corruzione non ha limiti».
A fare gli onori di casa alla Fondazione Caponnetto c'era il sindaco Fiorenzo Grijuela che nel suo intervento ha posto l'accento sull'assassinio brutale del vicepresidente della Regione Calabria Francesco Fortugno. «Non è casuale che l'omicidio sia avvenuto il giorno delle primarie, il giorno in cui l'Unione ha chiamato i suoi elettori a scegliere il candiato premier - ha detto Grijuela -. La mafia ha rotto il silenzio, è venuta nuovamente alla scoperta. Teme che ci siano dei cambiamenti. Questa è la chiave di lettura di un omicidio sul quale in molti si sono già lanciati in azioni di depistaggi, manipolando intercettazioni telefoniche che erano state già archiaviate da una Procura seria come quella di Milano».
La nipote di Antonino Caponnetto, Elisabetta Caponnetto, ha poi ricordato il lavoro svolto dal giudice nelle scuole di tutta Italia. «Il nonno diceva sempre che il concetto di legalità va insegnato sin da piccoli. Bisogna insegnare ai nostri figli e ai nostri nipoti il rispetto per gli altri. Guardare oltre i nostri piccoli interessi, avere a cuore gli altri». E sul lavoro svolto all'interno delle scuole e tra i giovani è intervento anche Andrea Benedino, assessore ai sistemi educativi, che ha ricordato come nel 1996 il giudice Capponnetto avesse incontrato gli studenti eporediese in un affollatissimo incontro. (vi.io)