Il quinto premio della Bim a due donne cardiochirurghi
IVREA.«Il domani non è soltanto un titolo o un fondo su cui puntare, ma soprattutto una persona, un professionista in crescita. Per questo abbiamo voluto che gli emergenti del futuro vengano premiati dai protagonisti del presente in un'investitura che diventa investimento». Con queste parole la Bim, Banca Intermobiliare, prima banca privata indipendente in Italia per dimensioni della raccolta e specializzata in Private Banking e Risparmio Gestito, ha accompagnato l'invito al castello di Pavone per la cena "Credere nel futuro", culminata nella premiazione di due giovani cardiochirurghe canavesane, Luisella Carrieri e Bruna Catuzzo.
A consegnare il premio, alla sua quinta edizione, la Bim ha chiamato una promessa mantenuta della cardiologia, Patrizia Nesi Presbitero, primario di Cardiologia Interventistica a Milano, che ha affermato: «E'importante che una banca scelga di offrire un premio a dei giovani, mostrando l'intenzione di investire in loro. Purtroppo nessuno lo fa: tutti ne parlano, ma alle parole non seguono mai i fatti. Andrebbe incentivato questo voler dare, anche solo simbolicamente, un'opportunità ai giovani, così come usa all'estero, in particolare negli Usa. Ecco perché essi credono nell'America e ne hanno spesso un mito: perché lì si danno loro veramente delle opportunità».
«Sono stata doppiamente contenta di questa edizione del premio - ha aggiunto - perché ha posto l'attenzione sui grandissimi progressi della cardiologia e perché a riceverlo sono state due donne. Noi oggi siamo infatti in grado, ad esempio, se non di guarire, di intervenire nella malattia coronarica in modo così tempestivo da renderla una malattia curabile permettendo al paziente anni e anni di vita. La cardiologia è una scienza che ti da' l'entusiasmo per andare sempre più avanti, per scoprire nuove cose: ora, con le cellule staminali, abbiamo di fronte a noi la sfida della riparazione miocardica in luogo del trapianto e come risposta alla mancanza di donatori. E' una cardiologia in cui si può e si deve investire».
«Io stessa ho scelto le premiate, giovani e già con un ricco curriculum di studi e successi alle spalle. Entrambe sono sposate, una è già madre, ed entrambe vogliono continuare a vivere in Canavese. Per una donna della mia generazione, negli anni Settanta, c'era la spinta collettiva che derivava dall'emancipazione femminile ad aiutarci a dimostrare di che cosa eravamo capaci. Le nostre fatiche sono state immense ma ce l'abbiamo fatta grazie proprio a quell'entusiasmo di una collettività che voleva affermarsi. Ora tutto questo non c'è più: le ragazze sono lontane dalla fantasia e dai ritmi di allora. Esse ricercano un equilibrio tra famiglia e lavoro che è sì ottenibile, ma che spesso tarpa le ali a chi si pone obiettivi ambiziosi nella professione. Vedo che manca loro dell'entusiasmo e che questo desiderio di equilibrio frenerà molte delle generazioni femminili, in particolare quelle che vorrebbero muoversi nella ricerca. La ricerca richiede impegno e sacrificio: io ho avuto tante allieve eppure mi trovo oggi a constatare che nella mia equipe, purtroppo, non ce n'è neanche una».
Patrizia Presbitero è giunta a Pavone direttamente da Genova dove aveva preso parte al Convegno della Società Italiana di Cardiologia: «Ho trattato la differenza di reazione tra il genere maschile e quello femminile nella cura delle cardiopatie, evidenziando come nelle malattie coronariche le donne giungano molto tardi alla diagnosi e quindi alla cura. Ho inteso dimostrare che le donne, pur avendo un profilo di rischio maggiore, hanno una migliore sopravvivenza a distanza poichè reagiscono alla terapia meglio degli uomini. Esse ricorrono alla rivascolarizzazione successiva meno degli uomini, quindi, se arrivassero a curarsi con maggior anticipo sarebbe molto probabile vedere aumentare il numero delle loro guarigioni. Si sta pertanto creando una grande attenzione sulla possibilità di diagnosticare più precocemente questa malattia nella popolazione femminile e, di conseguenza, trattarla più velocemente. Il problema è dato dal fatto che si manifesta con sintomi che non sono spesso uguali a quelli degli uomini, per esempio anziché il dolore al petto possono avere la mancanza di fiato o di forze».
Franco Farnè