Perosa, il Comune che anticipò i tempi
PEROSA. La sua ordinanza aveva sollevato un polverone. Giuseppa Vanacore, sindaco di Perosa, era stato il primo amministratore italiano a prendere alcune misure, per quanto di sua competenza, contro il rischio di contagio del terribile virus dei polli. E adesso che i media nazionali rilanciano notizie sul fatto che l'influenza aviaria sarebbe arrivata in Europa attraverso gli uccelli migratori, si conferma che il sindaco era sì intervenuta su un problema più grande di lei, ma aveva visto giusto.
Giuseppa Vanacore, lo scorso 23 agosto, aveva infatti firmato l'ordinanza - la 7/2005 - in materia di sanità ed igiene. Ora torna sull'argomento, per precisare il senso della sua discussa iniziativa. «I nuovi episodi segnalati in Turchia e Romania - ha commentato - dimostrano che il rischio di contagio dei piccoli pollai è confermato».
Il sindaco di Perosa ha ricordato che il problema dei migratori riguarda in questa stagione le anitre ed in primavera altre specie di volatili ed ha sottolineato che: «A Perosa continua, senza particolari difficoltà, l'attività di adeguamento alle disposizioni indicate nella mia ordinanza da parte degli allevatori di animali da cortile». Nell'ordinanza veniva richiesto «a tutti i proprietari di pollai la loro chiusura con tettoie coperte e con reti di protezione al fine di bloccare l'intrusione di volatili dall'esterno, per evitare contagi pericolosi per la salute dei detentori e la diffusione del virus».
Il virus, ovviamente, è quello dell'influenza aviaria e la sua ordinanza richiamava la «legge emessa recentemente dall'Olanda per cautelare la diffusione dell'influenza aviaria che ha provocato la morte di numerose persone nei paesi colpiti e l'eliminazione di milioni di animali, in quanto rappresenta ‘il peggior scenario possibile' per una pandemia influenzale».
Oggi Vanacore ha evidenziato le disposizioni della sua ordinanza: «Sono il primo, più semplice ed economico passo per la prevenzione dai possibili rischi di influenza aviaria». «Allarmare la popolazione - ha concluso - non ha senso e ribadisco, come medico, che la carne di pollo cotta non comporta alcun rischio di infezione e quindi non è giustificato il calo dei consumi di questo alimento». (s.ro.)