Teatro fra tradizione e innovazione
E' una stagione che miscela sapientemente tradizione e innovazione «perchè - cita il direttore artistico Giacomo Bottino - in fondo la tradizione è una innovazione che ha avuto successo». E' una collana che inanella classici ed esperimenti in cui i generi perdono la loro specificità per recepire contaminazioni ardite. E' una rassegna che animerà per lunghi mesi «un "teatro stagionato" - dice Bottino - non solo per il tempo che ha segnato i suoi legni e i suoi muri ma anche per quanto di buono qui si è proposto». E' una stagione importante, sostenuta da grandi enti, da sindaci di piccoli Comuni, da sponsor privati impegnati a far fronte comune contro i disastri determinati dalla scure di una Finanziaria che si abbatte sulla cultura in generale e sul teatro in particolare.
E quanto l'aspetto dei tagli stia diventando drammatico per ogni singola attività dei Comuni, lo evidenzia il sindaco Grijuela. Lo fa partendo dai numeri: «I costi della stagione del Giacosa 2004/2005 - dice - sono stati di 716 mila euro: più o meno quelli di un solo spettacolo al Teatro Stabile. Le entrate: 140 mila euro dalla Regione; 45 mila dalla Provincia; 155 mila dal Comune di Ivrea (di cui 150 avuti dalla Telecom); 17 mila dal Comune di Montalto; 9 mila da quello di Banchette; 5 mila dal liceo Botta. Quindi gli sponsor: 20 mila euro dall'azienda Gas; 110 mila dalla Compagnia San Paolo; 20 mila dalla Crt. Infine gli incassi che sono stati di 157 mila euro». Numeri che, e il sindaco ci tiene a sottolinarlo, indicano quanto virtuosamente produttiva ed economicamente rigorosa sia stata la gestione del teatro.
Ma le prospettive future, per questo settore come per altri, parlano purtroppo di tempi molto bui. Grijuela le definisce «prospettive drammatiche che ci costringeranno ad aprire un dibattito con i cittadini per decidere che cosa chiudere in città. Il Paese è in difficoltà - dice - e risanare si deve. Ma si può farlo senza scelte che creano situazioni drammatiche».
Le cose non vanno meglio sul fronte della Regione. E Wilmo Chiarotto, che di questo ente è consigliere, lo ribadisce: «Anche il nostro bilancio dovrà tenere conto di tagli considerevoli e, per quanto riguarda il Giacosa e il Parco Culturale, si spera di poter mantenere gli impegni presi». Chiarotto assicura che in tal senso personalmente si adopererà «perchè - dice - non bisogna dimenticare che attorno al teatro si muovono professionalità e posti di lavoro che i tagli alla cultura metteranno drammaticamente in pericolo».
Un quadro fosco che non smorza l'ottimismo di quanti hanno lavorato alla definizione di una stagione di alta qualità, articolata in tre filoni: quello tradizionale nel quale trovano spazio grandi nomi come Villaggio, Giordana, Malfatti e tanti altri e generi di richiamo come quella "Napoli Milionaria" che Bottino non esita a definire «una perla sublime da gustare anche da chi non ama il teatro».
Poi il Parco Culturale e i grandi avvenimenti, alcuni ancora da definire nei dettagli per celebrare il centenario della morte di Giuseppe Giacosa «il nome canavesano più famoso nel mondo dopo quello di Olivetti».
Dirce Levi