«Pregate per chi soffre»
IVREA.Il vescovo Arrigo Miglio e i lavoratori Finmek. Una manciata di minuti insieme, ieri pomeriggio, sul sagrato del duomo, poco prima dell'inizio della messa solenne che, per la diocesi di Ivrea, rappresenta la chiusura della settimana eucaristica.
Monsignor Arrigo Miglio, mentre i gruppi di fedeli si avvicinavano pregando al duomo, aveva già invitato a non dimenticare coloro che, in questo momento, soffrono per la perdita del posto di lavoro. Ci sono i lavoratori Finmek con, sul petto, un biglietto che racconta la loro condizione e ci sono tutti gli altri: i cassintegrati, in Canavese, sono circa millecinquecento.
In un angolo della piazza, in silenzio, una delegazione di lavoratori Finmek, da pochi giorni in cassa integrazione a zero ore, aspetta di essere ricevuta da monsignor Miglio. Con loro, anche il segretario della Fim Donato Spinazzola. Prima della messa, il vescovo ha quindi invitato tutti loro ad avvicinarsi. Flavia Savore, giovane ed emozionata delegata Fim, prende il microfono: «Chi lavora con me lo sa bene - ha detto - Cerchiamo di far conoscere la nostra situazione che, purtroppo, non riscuote molto interesse sui media. Ma noi non possiamo morire in silenzio. Ci sono centinaia di persone senza stipendio e non sanno quando potranno avere un altro salario».
Monsignor Miglio esprime solidarietà sincera. E' lui a ringraziare: «E' davvero poco quello che possiamo fare. Io vi ringrazio perchè ci date la possibilità di capire: non possiamo essere cristiani e parlare del vangelo senza farci carico della sofferenza». Promette aiuto e si dichiara pronto a rispondere alle richieste dei lavoratori: «Non è per vetrina o passerella, ma l'opinione pubblica si crea anche con l'immagine».
Grato del gesto di Miglio è Donato Spinazzola: «Ringraziamo il vescovo per la sensibilità dimostrata in questo momento così importante per la diocesi come la settimana eucaristica. Il suo è stato un gesto simbolico che apprezziamo molto perchè ha saputo starci vicino. I lavoratori Finmek sono sull'orlo di un baratro». (ri.co.)