Il mondo degli apicoltori a convegno

COLLERETTO GIACOSA. Miele in primo piano a Colleretto Giacosa. Nel salone del Bioindustry Park del Canavese, martedì, c'è stato il convegno "Il decreto legge 179/2004, l'etichetta a tutela del consumatore, le problematiche sanitarie e residuali del prodotto miele", organizzato dalla Fondazione per le Biotecnologie di Torino. La giornata di approfondimento e conoscenza era rivolta al personale delle Asl impegnato nel controllo dei prodotti alimentari, ai veterinari e, in particolare, a tutti i responsabili delle aziende apistiche presenti su tutto il territorio piemontese.
Il convegno, prendendo spunto dal decreto legge 179/2004, relativo all'attuazione della direttiva 2001/110/CE concernente la produzione e la commercializzazione del miele, ha affrontato parecchie tematiche.
Non solo, infatti, si è discusso delle nuove regole per l'etichettatura del miele, del mercato e dei problemi dei mieli d'importazione e delle difficoltà pratiche delle aziende apistiche a fronte di un quadro legislativo sempre più complesso, ma anche dei controlli e dell'attività di sorveglianza sulle produzioni di miele piemontese, delle tecniche analitiche applicabili in Italia per la ricerca di residui (e relativi limiti applicativi), nonché delle problematiche sanitarie, suggerendo una "strategia" di intervento a basso impatto inquinante sull'alveare ed i suoi prodotti, a salvaguardia del miele stesso e del consumatore.
Tra i diversi relatori che hanno condotto la giornata di approfondimento al Bioparco, il dottor Franco Mutinelli, dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e responsabile scientifico del convegno, ha trattato nel proprio intervento le problematiche sanitarie dell'apicoltura e i rischi per le produzioni.
Problematiche sanitarie intese come malattie delle api: quali sono, quali gli interventi disponibili per il loro controllo e, tenuto conto che le api sono insetti destinati alla produzione di alimento, quali possono essere le ricadute sulla produzione dell'alveare.
Il dottor Mutinelli ha inoltre richiamato l'attenzione su alcuni aspetti salienti connessi al controllo delle patologie dell'alveare: «Fra questi - ha spiegato - vanno sicuramente evidenziati la possibile presenza di residui dei principi attivi utilizzati per il controllo della varroasi e della peste americana, la presenza di ceppi di acari resistenti ai proincipi attivi utilizzati per il controllo della varroasi, e la necessità di un adeguamento della normativa sanitaria specifica».
Ha comunque ricordato che le malattie delle api non sono trasmissibili all'uomo e da questo punto di vista non c'è nessun pericolo. L'attenzione va quindi posta nell'effettuare i trattamenti per il controllo delle malattie in modo da non creare residui dei principi attivi utilizzati nel miele (che viene poi ovviamente sottoposto a controlli nell'ambito del piano nazionale residui che orienta le proprie analisi di laboratorio a identificare i principi attivi utilizzati in agricoltura).
I problemi sanitari specifici del settore e la relativa normativa sono stati portati alla ribalta dall'importanza che l'apicoltura ha assunto negli ultimi anni in Italia, con i suoi 85.000 apicoltori e con oltre 1.100.000 alveari, nonché una produzione di miele stimata in 50.000 tonnellate. Anche in Canavese, in molti hanno deciso di dedicarsi all'apicoltura. Il miele ha costituito in passato, prima dell'impiego della canna per la produzione dello zucchero, l'edulcorante maggiormente impiegato. Il suo aspetto è pastoso, a consistenza semi-solida e, data la sua forte concentrazione in zuccheri, non consente la vita dei microrganismi, ed è pertanto un alimento sterile di per sé, senza necessità di alcun trattamento.
E' possibile purtroppo la sofisticazione, non accertabile in miscele con miele naturale. La produzione italiana, anche se aumentata negli ultimi anni, non copre pienamente il fabbisogno nazionale e si hanno importazioni dall'Est europeo e asiatico. (fr.fa.)