Olivetti: «Non si può produrre tutto in Italia»
AGLIE'. Marco Tronchetti Provera, numero uno di Telecom, da Milano, ha parole dure. Risponde ai duecentodieci lavoratori di Agliè, in lotta contro la riduzione drastica dello stabilimento e la decisione di Olivetti di portare le produzioni di stampanti e registratori di cassa nel Far East. «Non si può produrre tutto in Italia». E aggiunge: «Abbiamo condotto un'operazione nel Canavese insieme con tutte le istituzioni per salvaguardare un'area del Paese in crisi».
In occasione della presentazione delle nuove stampanti Olivetti Marco Tronchetti Provera sottolinea: «In questi quattro anni non certo facili abbiamo ridotto l'impatto sociale al minimo, rifocalizzando Olivetti, inserendo nuove risorse e forti competenze». Tronchetti Provera spiega che è stato rafforzato lo stabilimento di Arnad, in Valle d'Aosta, «con un impatto sociale quasi nullo». Il presidente di Telecom è durissimo con i duecentodieci lavoratori di Agliè. La loro protesta, per Tronchetti Provera, rappresenta la voce «di alcune persone insoddisfatte» a fronte di «1700 persone che lavorano nel gruppo. Il rilancio di Olivetti è di natura industriale, come dimostrano gli investimenti previsti».
Poche ore prima, Tronchetti Provera aveva ricevuto una lettera della Regione Piemonte, firmata dall'assessore al Lavoro Angela Migliasso e da quello alle Attività Produttive Gianluca Susta. La Regione chiede formalmente ad Olivetti di sospendere la procedura di cassa integrazione straordinaria (che dovrebbe cominciare lunedì 4 luglio) e di tornare ad un tavolo di discussione sul piano industriale. Alla Regione, non è piaciuta un'affermazione contenuta nel piano industriale che Olivetti le aveva fatto pervenire ovvero: «Non è più possibile produrre elettronico nel Canavese».
I lavoratori di Agliè, ieri, mentre a Milano alcuni delegati Fiom distribuivano volantini provocando la reazione di Tronchetti Provera, hanno approvato un ordine del giorno che chiarisce il mandato sindacale per la riunione di oggi in Regione, l'ultima possibile prima della scadenza della procedura di cassa integrazione straordinaria: niente accordo se il piano non sarà cambiato.
Il sindacato, intanto, discute. Federico Bellono, funzionario Fiom, è il tenutario della linea dura: «L'assemblea dei lavoratori ha espresso democraticamente e con chiarezza il proprio pensiero: lo smantellamento delle attività industriali di Agliè deve essere impedito. Ci aspettiamo ora - rilancia il sindacalista - che tutti ne tengano conto, in particolare la Regione, di cui abbiamo apprezzato la richiesta all'azienda di sospendere la richiesta di cassa. Ora occorre essere coerenti fino in fondo». Diversa la posizione di Donato Spinazzola, leader Fim: «Quel piano industriale non mi piace. E questo va detto chiaro. E' però altrettanto chiaro che la vicenda va gestita, non si può lasciare la realizzazione di questo piano industriale all'azienda altrimenti sappiamo bene quali sono le conseguenze. In Regione ho proposto a Susta di impegnarsi nella realizzazione del distretto dell'elettronica sul nostro territorio. Mi ha detto che è un'idea intelligente e ora mi aspetto che passi dalle parole ai fatti». Alberto Mancino, segretario Uilm, è convinto che debba essere ricercato un accordo. «Anche a me il piano non piace - dice - ma vorrei che si arrivasse ad un accordo. Sottolineo che non sarò certo io a spaccare il fronte sindacale. Ho espresso la mia posizione, i lavoratori ne hanno votata una diversa. Io la rispetto». (ri.co.)