«La mia testimonianza per la legalità»

IVREA. E' dal 1995 che Libera, la rete di organizzazioni impegnata contro le mafie, celebra, il 21 marzo, la giornata della memoria e dell'impegno contro le mafie, giornata nella quale, da una parte, si ricordano tutte le persone che hanno dato la vita in questa lotta, e, dall'altra, si fa il bilancio di un impegno che non è assolutamente finito e che non deve passare in secondo piano. Quest'anno, Libera ha scelto la città di Torino come sede della celebrazione ufficiale del prossimo 21 marzo. Ma l'attività di Libera non si ferma alla pur importante giornata nazionale e promuove iniziative tutto l'anno.
E il perchè l'occhio sia caduto su Torino in vista della giornata nazionale contro le mafie, è spiegata così. «Una scelta significativa quella del capoluogo piemontese, al centro dei territori che nel 2006 ospiteranno le Olimpiadi invernali e che, in vista di quell'evento, sono segnati dalle grandi opere pubbliche; territori da anni caratterizzati dalla crisi del lavoro. Tre buoni moltivi per dire che nei nostri territori vale la pena accendere i riflettori su ciò che significa il 21 marzo nazionale: una grande opportunità per tutti quelli che vorranno collaborare, nei prossimi 10 mesi, a costruire questo appuntamento», dice Davide Mattiello, responsabile regionale di Libera, ad Ivrea per accompagnare Bruno Piazzese in un incontro con gli studenti di terza media e in municipio per un rapido saluto agli amici del Centro Documentazione Pace, dell'Albero della Speranza e della Casa delle Culture, accolto dal presidente del consiglio comunale Paolo Carra.
Bruno Piazzese è l'imprenditore siracusano la cui attività commerciale è stata oggetto di tre attentati, l'ultimo dei quali subìto lo scorso ottobre. Tre incendi che gli hanno cambiato la vita: «Da oltre tre anni vivo con una scorta che mi è stata assegnata, mentre da un paio ho assunto la presidenza dell'associazione anti racket di Siracusa e coordino le dodici associazioni che esistono nella provincia», racconta sottolineando perchè è fondamentale decidere di non arrendersi. Bruno Piazzese è un uomo che ha scelto di denunciare l'illegalità rompendo quel meccanismo per cui a Siracusa e in altre realtà siciliane il 70% dei commercianti paga il pizzo. E che afferma: «E' importantissimo riuscire a vincere questa riluttanza alla denuncia che hanno gli imprenditori, in quanto la denuncia è l'unico strumento che consente alle istituzioni e alle forze dell'ordine di combattere questo fenomeno. E' anche vero che questa denuncia non può maturare se non c'è alle spalle una politica esercitata da persone oneste».
Da parte delle associazioni come Libera è indubbiamente importante l'educazione alla legalità svolta nelle scuole, a contatto con studenti sempre più sensibili e aperti a questi temi, perché è proprio dai giovani che si deve partire per poter avere la speranza nel futuro e quindi porre le basi affinchè i ragazzi crescano in maniera diversa. Ciò che conta moltissimo è però l'incontro con gli adulti, perché a loro vanno il messaggio di Bruno Piazzese e il suo invito alla consapevolezza e al coraggio di scelta della legalità.
Conclude Mattiello: «La sua esperienza è significativa perché rappresenta quel pezzo d'Italia che magari non fa scalpore sui giornali e non si occupa direttamente di educazione alla legalità, ma che produce lavoro legale e che accetta una vera e propria sfida, sempre più ostica nel presente del nostro Paese. Bruno insegue un sogno normale eppure sempre più controcorrente in questa Italia dei furbi e dei privilegi. Occorre dare risalto a chi accetta questa sfida e questa scommessa. Bruno è un testimone di giustizia, uno di quei cittadini italiani che si è assunto la responsabilità di non chinare il capo e di dire quello che aveva visto. Il suo è il grande esempio di un adulto che pur rischiando la propria vita "non ci sta". Bruno per noi rappresenta un 21 marzo nazionale a Torino, che vuole tessere dei fili molto robusti con gli altri territori del mezzogiorno.Un 21 marzo in Piemonte che tiene però gli occhi ben aperti e le mani ben tese sugli altri territori della nostra Italia, dal Friuli alla Sicilia».
Franco Farnè