Procreazione assistita, il dibattito entra nel vivo

IVREA. Ultime settimane di campagna referendaria. Si moltiplicano le occasioni di discussione sui quattro quesiti per l'abrogazione parziale della legge sulla fecondazione assistita. Seggi aperti domenica 12 giugno, dalle 8 alle 22, e lunedì 13 giugno, dalle 7 alle 15. Quattro le schede (al seggio si va con la tessera elettorale ed un documento di identità): celeste (su ricerca e sperimentazione), arancione (sulla cancellazione del principio di ‘gradualità' e delle limitazioni all'accesso alla procreazione assistita), grigia (sui diritti dell'embrione e per la revoca del consenso anche dopo la fecondazione di un ovocita), rosa (per consentire la fecondazione eterologa, attualmente vietata e sanzionata). Il referendum sarà valido se saranno andati a votare il 50% più uno dei votanti. Lo spoglio sarà effettuato lunedì 13, dalle 15.
Se vinceranno i sì, saranno abrogati i commi riferiti agli articoli oggetto dei quattro quesiti. Se vinceranno i no (oppure non sarà raggiunto il quorum di elettori alle urne), invece, la legge resta così com'è adesso.
Carlo Della Pepa, diessino, è ricercatore universitario in farmacologia ed è uno dei fondatori del Comitato eporediese per il Sì.
Perchè, dunque, votare sì? «Io comincerei da: perchè bisogna andare a votare», osserva. E spiega: «E' certamente vero che il non voto è legittimo, ma è un atteggiamento miope ed ambiguo. Credo sia importantissimo confrontarsi con temi etici che, sempre più spesso, la medicina e la ricerca ci metteranno davanti».
E ora perchè votare sì? «Perchè la legge sulla procreazione assistita è fatta male, perchè è in contraddizione con altre leggi dello Stato, perchè io penso che valga la pena costruire meglio un provvedimento legislativo che ha determinazioni così importanti».
Della Pepa osserva alcuni aspetti brutti della legge. Come la questione «dell'obbligatorietà dell'impianto, il carattere vincolante per il medico, quasi fosse un trattamento sanitario obbligatorio». E ancora: «C'è una pesante ingerenza di tecnicismi, con vincoli strettissimi che provocano conseguenze sulla salute. Penso alle coppie con problemi di malattie genetiche: non c'è possibilità di diagnosi preimpianto, salvo poi poter abortire».
Carlo Della Pepa sottolinea la necessità di un provvedimento che sì tenga conto di tutte le sensibilità presenti in uno Stato laico, ma dia anche qualche cosa in più ovvero garantisca le varie posizioni.
Nella discussione che, nelle ultime settimane, è diventata sempre più accesa, Della Pepa intende sfatare alcuni tra quelli che possono essere definiti luoghi comuni. «Non è vero - aggiunge - che in caso di vittoria dei sì si ritorna al far west. I referendum sono parzialmente abrogativi: non è vero che chiunque potrà avere figli».
E, per Della Pepa, va sottolineato anche che «non si creano apposta embrioni da destinare alla ricerca. Si tratta di consentire un utilizzo di quelli che non sono stati impiantati».
E a chi sostiene che l'embrione è vita? «Ci sono discorsi religiosi e discorsi scientifici. Nessuno, su temi come questi, ha la verità in tasca. Ed è per questo che ritorno all'inizio del mio ragionamento: in uno Stato vanno garantite tutte le sensibilità. E, soprattutto, tutti abbiamo il dovere di interrogarci e di confrontarci con questi temi. Non farlo, ripeto, mi pare un atteggiamento davvero ambiguo». (ri.co.)