‘Emigranti' della sanità nell'Asl 9

IVREA. Nel nostro territorio è in atto una radicale trasformazione che, prima lenta e impercettibile, si è fatta negli ultimi tempi più veloce ed evidente. Manca il lavoro, i giovani di questa terra vanno altrove a cercare opportunità per un futuro e quelli che un tempo arrivavano qui per esperienze nelle grandi, rinomate fabbriche non ci sono più. Il Canavese invecchia e sempre di più si sente la necessità di quei servizi che sono preposti all'assistenza di chi non può più contare su salute e forza fisica.
Preoccupa dunque un dato che emerge da uno studio: il 24,7 per cento, cioè quasi un quarto della popolazione residente nell'Asl9, tende ad uscire dalla stessa, per soddisfare le proprie necessità sanitarie. Il dato, relativo al 2003, dello studio condotto dal Politecnico di Torino, per l'individuazione del sito dove costruire il nuovo ospedale del Canavese dice, dunque che un quarto dei canavesani non riesce a trovare sul territorio servizi idonei a fornire le giuste risposte alle loro necessità mediche. Lo studio precisa: "L'Asl 9 fa fronte solo ad una parte della domanda per i ricoveri, cioè al 59% mentre il 40,7% (quota davvero alta) si rivolge altrove per numerose ragioni che possono andare dalla qualità dei servizi esterni, all'accessibilità migliore eccetera. Questi dati devono far riflettere sul dimensionamento dei servizi e sulla localizzazione della nuova struttura ospedaliera, se l'Asl 9 intende recuperare in parte la gravitazione esterna".
Nel 2003 il totale dei ricoverati residenti nell'Asl 9 ammontava a 28 mila 473. Di questi: 16 mila 887 nei tre presìdi della 9 e 11 mila 586 presso altri ospedali. E' stato constatato che molti residenti a Caluso e nei Comuni limitrofi piuttosto che recarsi a Ivrea scelgono di andare a Chivasso. Alcuni dei residenti nei Comuni dell'area sud si distribuiscono poi fra i presidi di San Carlo, Ciriè e San Maurizio Canavese e molti si dirigono a Torino, Orbassano e Candiolo "per via delle alte specializzazioni che vi si trovano in ortopedia e traumatologia, chirurgia generale, ostetricia e ginecologia, oncologia. Vi sono inoltre numerosi casi di ricovero in case di cura e case di riposo in zone distanti dall'area di residenza come Pecetto, Acqui Terme, Casale Monferrato, Veruno, Borgomanero". Lo studio ha quindi analizzato le specialità per le quali si scelgono presidi distanti dalla residenza.
"Le emigrazioni" dei pazienti riguardano per il 10,32 per cento, l'ortopedia e la traumatologia. Questa specialità è seguita dall'oculistica (8,97%), che nell'Asl 9 registra una lista d'attesa fra le più lunghe(circa sei mesi). Ci sono poi la chirurgia generale (7,97 per cento); l'ostetricia e ginecologia (6,28 per cento); il recupero e la riabilitazione funzionale (5,34 per cento); la medicina generale (5,22 per cento); l'otorinolaringoiatria (3,65 per cento); la cardiologia (3,45 per cento); l'oncologia (3,.16 per cento). Si attestano al 2 per cento l'urologia, la pediatria, la geriatria, la chirurgia vascolare. All'uno per cento la chirurgia pediatrica, la neurochirurgia, la cardiochirurgia, la terapia intensiva. Si registra anche un flusso di pazienti in entrata che vengono ricoverati nelle tre strutture ospedaliere del Canavese. La maggior parte di questi provengono da Torino, Chivasso e Cavaglià.
Giuliana Airoldi