Pensare localmente, agire globalmente
IVREA.‘Sistema territoriale canavesano', innovazione, sviluppo. Queste le parole chiave del 7º congresso della Cisl del Canavese svoltosi mercoledì e giovedì scorsi al castello di Mazzè. I 163 delegati, alla fine della due giorni, hanno confermato alla guida dell'organizzazione Franco Aloia. Un congresso, quello appena terminato, che è andato oltre gli aspetti tecnici e celebrativi anche se era doveroso sottolineare la crescita esponenziale che il sindacato ha avuto dal 2001 ad oggi, superando del tutto la debacle cui sembrava avviata con l'ipotesi dell'accorpamento a Torino, per concentrarsi sul futuro del Canavese, contro il rischio declino.
Il segretario generale della Cisl, Franco Aloia, nella sua relazione, ha disegnato uno scenario chiaro, indagato e raccontato senza pessimismo. «Uno scenario - ha sottolineato - in cui la Cisl dovrà avere una parte importante con gli altri attori sociali economici ed istituzionali che, nel Canavese hanno il coraggio e la lungimiranza di uscire dagli steccati comunali per saldare i problemi e le prospettive della propria città con i problemi e le prospettive dell'intero territorio».
Sulle posizioni di Aloia si sono schierati il presidente della Provincia, Antonio Saitta; il sindaco di Chivasso Andrea Fluttero; quello di Ivrea Fiorenzo Grjguela; il neo consigliere regionale Luigi Ricca; il segretario della Cgil Gianfranco Moia.
«Pensare globalmente, agire localmente - ha detto Aloia - non è solo uno slogan ma una condizione essenziale di sopravvivenza e di sviluppo per tutte le nostre attività. Ecco allora che il territorio-sistema diventa la chiave per contribuire tutti insieme, ciascuno per il proprio ruolo, al raggiungimento di obiettivi comuni. E il Canavese intero, non solo più Ivrea, il territorio di riferimento dell'iniziativa sindacale della Cisl. E' una scelta che da una parte prende atto che Ivrea ha valore perché è Ivrea, non perché c'era l'Olivetti. E, in secondo luogo, perché il Canavese è oggi una costellazione di città e paesi che vanno considerati come una rete. Non c'è più un capoluogo prestigioso che illumina, con l'Olivetti, tutto l'eporediese e parte del Canavese occidentale, ma una importante città del sistema territoriale canavesano. Con il ‘Patto territoriale' lo stesso concetto di Canavese è stato per l'ennesima volta rimesso in discussione. L'ingresso nel patto di Chivasso e del chivassese ha creato una situazione nuova, aperta, a certe condizioni ad uno sviluppo dell'intero territorio canavesano per l'importanza che ha quel nodo logistico non solo per la Provincia di Torino ma per l'intero territorio regionale. Il Canavese è quindi un insieme di raggruppamenti territoriali e si caratterizza per la volontà di essere considerato un unico, grande sistema territoriale. Il chivassese, il calusiese, lo strambinese l'eporediese, l'area di Castellamonte e di Courgnè con le relative comunità montane ed infine il rivarolese, pur con tutte le differenze esistenti tra di esse, hanno in comune la diversità con Torino e la sua prima cintura 9».
Domina l'ottimismo della volontà nella relazione di Aloia: «Nel Canavese varie forze politiche, nel centrodestra e nel centrosinistra, vanno riprendendo e rilanciando la nascita della ‘provincia del Canavese' come possibile risposta alla scarsa considerazione in cui viene tenuto lo stesso Canavese in rapporto alle scelte fatte per torino. La Provincia ha realizzato a questo riguardo, seppur in periodo preelettorale, un'importante iniziativa con la convocazione degli ‘Stati Generali', rispondendo così alle sollecitazioni partite dalla Cisl e dall'insieme del sindacalismo confederale. Il presidente Saitta è ben consapevole dell'importanza della sfida ai fini dell'individuazione di un giusto e corretto rapporto tra il necessario intervento nell'area metropolitana e l'intervento nel sistema territoriale canavesano. Il primo decisivo aspetto è la definizione stessa dei confini del Canavese.
La confusione che spesso si fa tra Eporediese, alto e basso Canavese, quando non è alimentata ad arte, è un grave ostacolo alla realizzazione di adeguate politiche economico-sociali del territorio. Tanto più necessario è individuare e rendere stabile il territorio di riferimento se si vuole risolvere in modo efficace la rappresentanza, la ‘governance' del territorio, nell'ambito dell'attuale provincia di Torino. Solo attraverso uno stretto dialogo tra territorio rappresentato e Provincia, e tra questa e la Regione è immaginabile lo sviluppo di un parallelo dialogo tra livelli istituzionale e sociali.
La politica concertativa, da tutti riconosciuta come elemento base del successo del ‘patto territoriale ha bisogno di attori sociali ed istituzioni veri, riconosciuti sul territorio.
Il Canavese, ricco di storia ed identità municipali, ha bisogno di trovare le ragioni per un condiviso progetto economico e sociale territoriale, superando quella chiusura nei rispettivi confini comunali che in passato era motivo di identità e convivialità ma che oggi, in assenza del grande gruppo, diventa elemento di debolezza e di impotenza».
Lydia Massia