Crisi del Canavese, le risposte dei politici

IVREA. L'Interaction Design Institute abbandona Ivrea. Olivetti annuncia altri duecento esuberi negli stabilimenti di Agliè. Dalla Elea a Getronics, fino a Wind, tutti vogliono portare le loro attività a Milano. Il territorio assiste passivamente al suo impoverimento, quasi come il processo fosse ineluttabile. Non ha dubbi il parlamentare Giorgio Panettoni che punta l'indice sull'assenza, dall'agenda politica, di una pianificazione industriale. «Paghiamo lo scotto di una pianificazione inesistente - spiega l'esponente diessino - mentre il libero mercato e la globalizzazione producono grandi disastri. Anche l'Ulivo quando era al governo non ha fatto la sua parte, innamorato com'era delle teorie liberiste».
Panattoni sottolinea l'urgenza di scelte strategiche che indirizzino l'economia nazionale, investendo risorse in termini di defiscalizzazione per quegli imprenditori che si impegnano nella crescita territoriale. «Penso ai distretti industriali sul modello irlandese - spiega il parlamentare eletto -. Per fare questo dobbiamo dotare il Canavese di nuovi collegamenti con Milano e Torino. Quelli attuali sono penosi. Risorse pubbliche andrebbero investite anche nei collegamenti Adsl, da cui i comuni dell'eporediese sono tagliati fuori per il poco guadagno che ne trarrebbero le compagnie». Sul piano locale, Panattoni è convinto della necessità di un grande tavolo di concertazione attorno al quale le istituzioni chiamino le grandi aziende che in questi ultimi anni hanno fatto il bello e il cattivo tempo.
Per il senatore Alberto Massucco, An, l'imprenditoria canavesana dovrebbe fare un po' di sana autocritica, non pretendendo dagli altri quello che essa stessa non è stata capace di fare. «La colpa è anche nostra se sono dovuti venire gli stranieri per fare impresa in Canavese - dice il segnatore -. Da loro non si può certamente pretendere l'attaccamento al territorio e alla sua cultura». Sul piano nazionale, Massucco spiega che la politica può solo intervenire con gli ammortizzatori sociali «perché dove c'è stato un intervento diretto dello Stato i danni provocati sono stati di gran lunga superiori ai benefici». Luigi Ricca, Sdi, neo eletto consiglio regionale, è convinto che governare il processo di delocalizzazione sia la vera sfida che la politica deve affrontare. «La Regione può e deve condizionare le scelte degli imprenditori - dice -. I fondi europei che sono erogati o qualsiasi tipo di contribuito di cui il privato giova deve essere subordinato allo sviluppo locale. L'azienda che si insedia sul territorio deve avere un piano di medio e lungo termine che favorisca lo sviluppo locale». Sulla stessa lunghezza d'onda il consigliere provinciale di An Roberto Tentoni: «Gli aiuti siano erogati solo a quelle imprese che intendono restare sul territorio favorendone lo sviluppo. Lo Stato si impegni ad investire in infrastrutture su questo territorio che ha bisogno in questo momento di essere appetibile». Non ci sta ad assistere passivamente al depauperamento del Canavese Wilmo Chiarotto, consigliere provinciale Ds, che esorta il presidente Saitta a dare concretezza alle parole pronunciate durante gli Stati Generali. «La politica deve fare la sua parte - dice - ma non possiamo fermarci alla difesa di quello che già esiste. Dobbiamo anche pensare a nuove forme di sviluppo come il turismo». Punta l'indice contro gli imprenditori Giancarlo Vacca Cavalot, consigliere provinciale Udc. «Alcune aziende dell'alto Canavese stanno spostando la loro produzione in India - dice - mentre qui la gente non sa più dove andare a cercare un posto di lavoro. Scelte così sono assurde e irresponsabili». (vi.io.)