Montanaro, preoccupazione per la Roi

MONTANARO. Continuano le trattative per l'acquisto dello stabilimento Roi di Montanaro ma le prospettive al momento non sono ancora rosee. «Ci troviamo di fronte a una proprietà assolutamente sorda alle istanze dei lavoratori; non si tengono in considerazione le problematiche occupazionali di un territorio che non sia quello della sede centrale», commenta a tal proposito il sindaco Riccardino Massa, in un incontro organizzato giovedì scorso in municipio con i lavoratori dell'azienda tessile che si occupa di interni per auto e con le organizzazioni sindacali. Da mesi la Roi sta manifestando la volontà di chiudere lo stabilimento montanarese e dal 10 gennaio i dipendenti sono in cassa integrazione.
Attualmente un imprenditore del Canavese sarebbe interessato all'acquisto ma tra i due non si è ancora raggiunto un accordo economico. Se le trattative si chiudessero, potrebbero esserci buone possibilità di reimpiego per i lavoratori (attualmente una sessantina, soprattutto donne) poiché con l'inizio del nuovo anno sono attese delle commesse. «L'imprenditore interessato all'acquisto non ha più il fiato sul collo: inizialmente pensava che le commesse sarebbero arrivate per l'estate, quindi anche i tempi si sono un po' allungati», sostiene Massa, molto critico nei confronti della proprietà, a cui spedirà una lettera nei prossimi giorni. L'obiettivo è convincerla ad accelerare le trattative e a favorire la sottoscrizione di un patto di reimpiego. Se ciò non avvenisse il comune potrebbe decidere di adottare una variante al piano regolatore, riportando il terreno su sui sorge la Roi a una classificazione agricola, abbassandone di molto il valore. «Rischiamo un contenzioso legale ma ritengo che sia utile giungere a una forzatura in tal senso», aggiunge Massa.
«Noi poniamo tre condizioni - spiega Beppe Graziano della Uil che sta seguendo la vicenda con il collega Renato Barberio della Cgil -: che i lavoratori vengano reintegrati come industria, che vengano assunti come tessili e che, anche se la prima assunzione verrà fatta tramite prestito dalla cassa integrazione, venga consegnata la lettera di assunzione». Nel frattempo l'amministrazione e il sindacato si sono mossi anche su altri fronti, tanto che anche un caseificio si sarebbe dimostrato intenzionato a insediarsi nell'area, potendo però assumere solo una decina di persone. Parallelamente diverse aziende si sono dichiarate interessate a trasferirsi sul territorio montanarese, nell'area delle cave verso Vallo, che in base al nuovo Prg dovrebbe diventare produttiva. I tempi sono in questo senso lunghi perché il piano regolatore dovrà passare al vaglio della Regione e non si potrebbe pensare di avere questi insediamenti prima di un anno e mezzo.
Per agevolare il reinserimento lavorativo dei dipendenti, i sindacati stanno inoltre preparando dei corsi per avviare a nuove professioni, soprattutto quelle più richieste sul mercato come aiuto-cucina e Oss. «Stiamo anche valutando la possibilità di attivare una società di servizi», conclude Graziano.
Silvia Alberto