L'importanza del paziente esaminata in un convegno

IVREA. Ogni anno in Piemonte si ammalano di tumore circa 14 mila uomini (tasso standardizzato di 488 su cento mila) e 11 mila 550 donne (395 su cento mila). Ogni anno muoiono a causa di questo male 7 mila 600 uomini (252 su cento mila) e 5 mila 620 donne (172 su cento mila). Questi dati evidenziano che la malattia oncologica è ancora una realtà dolorosa, anche se continui sono i progressi in campo scientifico, che permettono di diagnostica presto il tumore e di attivare quindi dei rimedi efficaci. Da tempo ormai la Federsanità Anci Piemonte, l'Asl 9 e la Rete Oncologica Piemonte e Valle D'Aosta credono che sia fondamentale offrire ai pazienti malati prestazioni mediche che sono attente alle loro esigenze psicologiche e umane.
La persona malata è infatti un "soggetto" che è quasi strappato dalla vita quotidiana e messa al cospetto di una diagnosi che sul piano emotivo può risuonare come una condanna. Sovente il disorientamento e pure la solitudine caratterizzano il suo stato d'animo. In un Convegno svoltosi alcuni mesi fa a Colleretto Giacosa sulla rete oncologica del Piemonte e della Valle D'Aosta si evidenziava che nelle popolazioni socialmente svantaggiate esiste un eccesso di rischio di ammalarsi di cancro, un più tardivo accesso ai servizi di diagnosi e cura ed una minore sopravvivenza. Intanto risulta che c'è un divario tra incidenza e mortalità dovuto alla consistente riduzione della mortalità soprattutto per alcuni tumori e all'aumento dell'incidenza, in parte spiegabile con i miglioramenti delle tecnologie diagnostiche e ai programmi di screening, ma anche a causa di una crescente esposizione a fattori di rischio. «La Rete oncologica del Piemonte e della Valle d'Aosta può considerarsi davvero all'avanguardia - afferma la dottoressa Francesca Casassa, direttore sanitario Asl 9 - Il principio di rete è rappresentato dalla presa in carico globale e continua del paziente, tramite il contributo di una serie di strutture organizzative e di azioni gestionali tra loro coordinate. La rete propone la centralità del paziente e opera per la sua continua assistenza. In questo contesto - aggiunge - è essenziale la figura del medico di famiglia che funge da tutor del paziente, fa da intermediario tra i servizi territoriali e ospedalieri". L'ambiente in cui vive o deve vivere il paziente è poi fondamentale: egli ha bisogno di aiuto, di sostegno, ma anche di svago da certi pensieri che possono diventare assillanti e pertanto negativi per il percorso medico che deve seguire. E' per queste ragioni che, ad esempio, presso l'oncologia di Ivrea si è deciso di "animare" il reparto. I fautori del progetto sono partiti dal presupposto che nella nostra quotidianità si vivono tutti gli eventi in maniera attiva e l'ambiente che ci circonda, in ambito casalingo, è curato. Così deve diventare anche l'ambiente ospedale che in genere è freddo ed asettico. Un luogo caldo, accogliente e colorato incide sulla qualità delle cure e va spesso ad agire direttamente sul sintomo». Nel reparto sono stati allestiti pertanto una biblioteca, una videoteca e una ludoteca con giochi di società carte e puzzle. Sono disponibili un set da cucito e del materiale per chi voglia esprimere la propria creatività. La scienza non deve essere «vestita di bianco e di silenzio», anche perché tutto ciò che circonda l'uomo è colorato, e il colore riempie le nostre stanze di casa e il mondo che sta intorno a noi. (g.a.)