Straziante addio a Salvaggio
STRAMBINO. Commozione, dolore, incredulità, senso di impotenza e rabbia, tanta rabbia, specialmente per i giovani amici che sembrano non credere al fatto che Marco, sportivo buono e cordiale, sia chiuso per sempre all'interno di quella bara semplice di legno chiaro deposta ai piedi dell'altare della grande, affollatissima chiesa parrocchiale di Strambino.
Sono questi i profondi, contrastanti sentimenti che, insieme a quello della speranza cristiana di molti dei presenti, hanno accompagnato il toccante rito funebre (celebrato con la sola liturgia della parola prima del rito serale in "cena domini" del Giovedì Santo) preceduto la sera del mercoledì dalla seguita messa funebre.
Un rito al quale, con i parenti, le autorità e molti amici, hanno partecipato, sotto il devastante peso del dolore, i genitori di Marco, la mamma Carla Sado, visibilmente sconvolta, il padre Franco Salvaggio, pensionato e dirigente della Cisl del Canavese che, pur nelle sue precarie condizioni di salute, ha voluto accompagnare a piedi (sorretto e adeguatamente assistito) il figlio nell'ultimo e doloroso viaggio fino al cimitero di Strambino, dove il corpo è stato deposto, insieme ai suoi inseparabili sci, nella tomba di famiglia.
Nella sua omelia, don Giuseppe si è raccomandato al Padre di illuminarlo per evitargli di pronunciare parole vuote in una vicenda terrena che appare umanamente inspiegabile, ma che può trovare soltanto nella fede una propria, appagante risposta.
È questa risposta che dovranno ora cercare e saper trovare in loro stessi i genitori, dopo il racconto di quanto è accaduto a Marco (probabilmente scivolato incidentalmente a fianco del trampolino di gara di Les Arcs e deceduto per il forte trauma cranico) fatto loro dai dirigenti della federazione francese di Kilometro lanciato. Il corpo senza vita di Marco Salvaggio presenta infatti soltanto un livido sulla fronte.
Il cielo grigio di marzo e qualche goccia di pioggia hanno fatto da mesta cornice all'ultimo triste saluto a Marco che era stato riportato, anche se solo per alcune ore, nella sua casa di fronte alla chiesa parrocchiale. Ancora un ultimo, tenero bacio ed una struggente, interminabile carezza alla bara del suo Marco della mamma Carla in lacrime quindi, mentre gli addetti provvedono alla tumulazione, il padre Franco, affranto ed accasciato su una sedia, sussurra piangendo al cronista: «Vedi, lui amava molto la montagna, e la montagna se l'è preso».
Sandro Ronchetti