Ricordati con un manifesto i partigiani di Argentera

RIVAROLO.Rivarolo, 19 marzo 1945. La guerra volge al suo epilogo, ma nelle campagne di Argentera viene scritta una pagina tristissima della lotta di Liberazione. Cinque partigiani della VI Divisione Alpina "Giustizia e Libertà" vengono catturati e poi uccisi. Sono Renzo Scognamiglio, 24 anni; Mario Porzio, 25 anni; Antonio Uligini, 23 anni; Sergio Tamietti, 18 anni e Alessandro Bianco, 17 anni. Tra i partigiani che stanno combattendo in Alto Canavese sono conosciuti come Gualtiero, Porzio, Uligini, Taylor e Stringa. La notizia della cattura giunge al distaccamento della VI Divisione che studia la possibilità di liberarli con uno scambio di prigionieri o con un'imboscata, sulla strada per Ciriè. Ma non ci sarà il tempo. Il 22 marzo, il tenente Gualtiero, il sergente maggiore Porzio e gli alpini Uligini, Taylor e Stringa verranno fucilati al cimitero di Argentera senza neppure un processo. «Carissimi, vorrei dirvi tante cose ma non posso - scrive prima di morire, ai genitori, Sergio Tamietti -. Mi hanno preso e, purtroppo, io sono uno di quelli sacrificati alla causa della Patria. Prega per me, mamma. Vado a raggiungere Elio, col cuore in pace e fiero di sacrificarmi per l'Italia. Addio ed arrivedereci lassù. Sergio».
«Mamma, rassicurati, che tuo figlio muore innocente e da partigiano - scrive, invece, Gualtiero -. Ho amato tanto questa Italia, martoriata e divisa, anche se apparentemente oggi non sembra. Cado per il mio Paese... Renzo». Sono trascorsi sessant'anni da quell'episodio. Per chi l'ha vissuto, anche se indirettamente, è ancora impresso nella memoria. I gruppi di minoranza "Laboratorio Insieme" e "Vivi Rivarolo" hanno voluto rievocarlo con un manifesto che da martedì campeggia sui muri di Rivarolo. «Renzo Scognamiglio, Mario Porzio, Antonio Uligini, Sergio Tamietti, Alessandro Bianco. Per ricordare il loro sacrificio - recita il testo -; per non dimenticare gli altri partigiani rivarolesi, i caduti civili nei bombardamenti e nelle rappresaglie, i militari di leva mandati a morire o dispersi nei deserti nel nord Africa e nelle steppe russe, i deportati nei lager nazisti e tutte le vittime, dirette e indirette, della folle avventura bellica voluta dai fascisti; per salvaguardare i valori della Costituzione Italiana».
Il manifesto è un'iniziativa promossa dai due gruppi consiliari di opposizione. L'amministrazione Bertot, invece, solo qualche giorno fa aveva organizzato presso la sala Lux il convegno "Il rumore del silenzio: le foibe, una tragedia scomoda", con la partecipazione del professor Marco Pirina, direttore del Centro Studi "Silentes Loquimur" di Pordenone.