«A Canton Vigna una struttura aperta anche agli italiani»
IVREA.Mohamed Bahreddine, presidente del Centro culturale islamico, apre la porta della vecchia tipografia ed illustra il progetto che, nelle scorse settimane, a Canton Vigna ha fatto nascere il comitato "No grazie", guidato dalla consigliera comunale della Lega Nord Maria Laura Pescatori.
Inutile sottolineare come "No grazie" e le dichiarazioni dei residenti che si sono dichiarati infastiditi da un potenziale viavai di extracomunitari non ha fatto piacere. Bahreddine, che guida anche la preghiera dei musulmani della zona che osservano la religione islamica, sorride: «Io non giudico nessuno. Ma dico che il nostro progetto è portato avanti con la massima trasparenza. Come Centro culturale islamico ne abbiamo parlato sia con il vicesindaco di Ivrea che con i responsabili del commissariato di polizia. Non c'è nulla di misterioso. Tra l'altro, il Centro culturale islamico, ad Ivrea, esiste già ed è un fondamentale punto di riferimento per le tante famiglie che vivono ad Ivrea e nel circondario. E durante tutta la nostra permanenza in via Monteferrando nessuno si è mai lamentato».
L'appartamento di via Monteferrando, però, era troppo piccolo e inadeguato per soddisfare i desideri ed il sogno degli aderenti del Centro islamico. Mohamed Bahreddine mostra le fotografie di muri oltremodo umidi. «Abbiamo cominciato a guardarci intorno - dice - per trovare una struttura adeguata». La vecchia tipografia è piaciuta. In novembre, il Centro culturale islamico ha sottoscritto il compromesso con le proprietarie. «Siccome noi non possiamo accedere a prestiti - osserva Bahreddine - abbiamo aperto una sottoscrizione tra associazioni italo marocchine e tra le stesse famiglie della nostra comunità. Ci siamo impegnati a pagare a rate la struttura». Nell'atrio, un grande cartellone indica i benefattori e le cifre già versate. Ci sono già libri e qualche tappeto. Ma i lavori devono ancora cominciare. Ancora Bahreddine: «Abbiamo incaricato un architetto italiano che sta redigendo lo studio per il recupero della struttura». Ed ecco come sarà il Centro. «Qui - dice Bahreddine indicando il grande atrio - metteremo prodotti tipici dell'artigianato della nostra terra. Non saranno esposti per essere venduti, ma conosciuti, perchè speriamo che il Centro sia frequentato anche da tanti italiani». Stessa finalità per la grande sala che sarà adibita a biblioteca, con i classici della cultura maghrebina e araba e testi anche in italiano. Una sala sarà invece dedicata ai giochi per i bambini. «Così - sottolinea Bahreddine - mentre i grandi parlano o leggono, i bambini potranno giocare in uno spazio interamente dedicato a loro». Ci sarà spazio per studiare e, al piano di sopra, una grande stanza per pregare. «Uno spazio per la preghiera è importante», osserva Bahreddine. Già adesso, il venerdì, qualche musulmano prega nelle stanze del centro.
L'inizio dei lavori? «Quando sarà completato il progetto dell'architetto e avremo le autorizzazioni dal Comune», dice Bahreddine.
Intanto anche l'associazione marocchina Al Wafaa interviene a stigmatizzare il comitato «No, grazie». «Certe parole - osservano - non fanno bene all'integrazione e alimentano solo incomprensione e intolleranza. Noi vogliamo ricordare un po' di storia, come, ad esempio, nell'Andalusia i musulmani seppero convivere con le altri grandi religioni monoteistiche e din questo modo l'attività culturale potè crescere con forza in un clima di tolleranza e di libertà inusitati nel Medioevo. Vogliamo ricordare che in Italia e in Europa le comunità religiose fruiscono dei diritti costituzionali e non c'è niente di male quando una comunità decide di avere un luogo di incontro culturale e relidioso». E sulla donna Al Wafaa aggiunge: «E' parte integrante della società. Non nascondiamo che il processo dei diritti della donna è partito più tardi rispetto ai paesi europei: in Italia, il diritto di voto risale al 1946, in Turchia nel 1932. Il Marocco, in questi anni, sta facendo passi da gicande in materia di democratizzazione». E un augurio al nuovo Centro islamico arriva dalla Casa delle Culture ‘Giuliana Karunanayake': «Una sede più ampia - osservano Giulia Bonavolontà e Mustafa El Kharbibi - può rappresentare un arricchimento per l'intera città e può far contribuire a far crescere la reciproca conoscenza». (ri.co.)