Ferito dal proprio coltello

CALUSO.È già stato scarcerato in attesa del processo che lo vedrà accusato di tentato omicidio. È Paolo Gaia, 38 anni, operaio, residente nella frazione Arè di Caluso in via Duca degli Abruzzi 102, assistito dagli avvocati Benni e Scolari.
Nella tarda serata di sabato scorso nella piazza centrale della frazione, proprio di fronte alla chiesa parrocchiale, ha ferito in modo non gave con un coltello a serramanico un suo inquilino nel corso di una furibonda lite legata al rispetto del contratto di affitto.
Ma ad avere la peggio è stato lo stesso Gaia che, nella colluttazione, ha riportato una ferita al braccio destro. Gaia è stato subito soccorso da un'ambulanza del 118, chiamata da un vicino, e trasportato all'ospedale di Chivasso. Qui è stato medicato e dimesso con una prognosi di venti giorni.
Intanto l'altro protagonista del fatto, Ciro Annarelli, 29 anni, che prima risiedeva a Torino, ancora sotto choc, si recava subito dai carabinieri della caserma di Caluso per denunciare l'accaduto. Gaia veniva quindi rintracciato dagli uomini del maresciallo Alessio Amadigi e dopo tutti gli accertamenti del caso veniva arrestato e trasferito nel carcere di Ivrea, da dove usciva qualche ora dopo. Il coltello, con una lama lunga ventuno centimetri, veniva recuperato su di una tettoia dove era stato gettato da Annarelli, e posto sotto sequestro.
«Da tre mesi affitto una stanza ammobiliata in uno stabile di proprietà di Gaia - è emerso dal racconto fatto ai carabinieri dall'uomo -. Tutto è sempre andato bene finchè lui mi ha accusato di consumare troppa corrente elettrica per utilizzare la ventola ad aria calda che mi serve da riscaldamento. Prima, a dire il vero, tutto era tranquillo. Siamo anche usciti per andare al bar. Poi la discussione è salita di tono e lui mi si è scagliato contro. Subito ha estratto dalla tasca dai pantaloni il coltello - è la versione dell'inquilino - ed ha cercato di colpirmi.
«Io per fortuna sono riuscito a bloccargli le braccia - ha raccontato ancora l'Annarelli -, tanto che nel tentativo di liberarsi dalla mia presa si è ferito. A quel punto ha mollato il coltello: io l'ho preso e l'ho gettato il più lontano possibile». (l.m.)