A S. Grato un centro islamico con moschea

IVREA. A San Grato, in Canton Vigna, sarà realizzato un centro culturale islamico con una moschea e probabilmente una sede per l'accoglienza dei musulmani nuovi arrivati, alla ricerca di un posto di lavoro. Il progetto preoccupa un gran numero di residenti che, sostenuti da Maria Laura Pescatori, capogruppo in consiglio comunale della Lega Nord, hanno dato vita al Comitato "Grazie no", che si è subito fatto promotore di una petizione, per mezzo della quale si chiede un incontro al sindaco per parlare del nuovo progetto che non coinvolge eporediesi ma stranieri.
Il documento ha già raccolto più di 150 firme e lo spirito che lo pervade ci viene spiegato da Pescatori, la quale ci tiene prima di tutto a precisare che le sue dichiarazioni vengono espresse come cittadina e non come esponente del partito del Carroccio.
«Mi sono fatta portavoce degli eporediesi che a me si sono rvolti - dice Pescatori - e ho più volte contattato l'ufficio tecnico comunale per capire cosa stia succedendo in Canton Vigna. Diversi residenti mi hanno manifestato la loro preoccupazione, determinata da un continuo via vai nella zona, verso un vecchio edificio che, fino a poco tempo fa, ospitava una tipografia».
«Dopo una lunga e non semplice indagine - continua Pescatori - sono venuta a conoscenza che si stanno vendendo ad alcuni musulmani dei locali di proprietà di un'eporediese, che verranno utilizzati per costruirvi una moschea e un centro di accoglienza. I residenti desiderano pertanto sapere, proprio dal primo cittadino, che cosa effettivamente ospiterà in futuro San Grato, un quartiere molto tranquillo e tollerante. L'incontro dovrà servire ai residenti per esprimere le loro opinioni sulla possibilità di convivere con un nuovo luogo di culto, situato a ridosso delle case, che comporterà un continuo andirivieni di persone e di vetture in un punto poco spazioso e pressoché privo di parcheggi».
«Il comitato - aggiunge Pescatori - non è prevenuto nei confronti di chi ha una religione diversa dalla nostra ma è fermamente convinto che la scelta di aprire un centro di culto forse vada prima discussa con chi poi dovrà convivere con questa nuova realtà. Non nascondo che molti residenti siano spaventati e di conseguenza ritengo urgente un confronto. Le abitudini dei musulmani sono diverse dalle nostre e, se dobbiamo convivere con loro, è giusto che gli eventuali e possibili disguidi e incomprensioni siano affrontate subito, prima che i problemi si incancreniscano, con conseguente disagio di tutta la comunità».
«Personalmente non ho pregiudiziali - precisa Pescatori - ma penso sempre che se noi cattolici andassimo nei loro Paesi a proporre le stesse richieste che loro oggi fanno a noi, la tolleranza sarebbe davvero inferiore e forse nulla nel caso si chiedesse di erigere una chiesa. Sono per l'integrazione degli stranieri ma noi italiani ed eporediesi non dobbiamo rinunciare ai nostri usi e costumi e non dobbaimo abbassare la guardia, proprio per evitare che anche in Italia si instaurino abitudini poco democratiche, in particolare nei confronti delle donne che, nella gran parte dei Paesi a maggioranza musulmana, sono considerate meno di nulla». Il Comitato "Grazie no" ribadisce di non intendere certo bloccare un progetto ma vigilare affinché le future strutture siano realizzate nel rispetto delle normative vigenti.
Abbiamo anche interpellato una delle due proprietarie dell'edificio di Canton Vigna, una nota professoressa e studiosa eporediese. Ci ha spiegato che l'immobile di sua proprietà è stato venduto a un Centro Culturale italo-islamico. «L'eventuale costruzione di una moschea ci rende felici - ha asserito - Io e mia madre non abbiamo pregiudizi. In tutte le città italiane si stanno ricavando delle moschee e non vedo perché Ivrea debba fare eccezione».
Giuliana Airoldi