Wind, lunedì i trasferimenti Ed è sciopero dopo la sconfitta

IVREA. Anatomia di una sconfitta. Da lunedì 14 marzo i trentaquattro lavoratori del Centro Controllo Reti cominceranno ad emigrare verso la sede Wind di Milano. Ma la sconfitta bruciante e amara riempie all'inverosimile la mensa di Palazzo Uffici 2 e al termine dell'assemblea tutte le mani si alzano: sì allo sciopero.
Un solo contrario a riprendere la lotta con lo sciopero. Gli altri sono caldi. Più di uno sottolinea la frustrazione della legge sugli scioperi nei pubblici servizi che, di fatto, rende fluida la lotta e spezza le energie. Ma le regole sono regole e, nonostante tutto, nonostante non siano possibili scioperi nel periodo di Pasqua tutti votano per incrociare le braccia. L'obiettivo è ambizioso, la posta in gioco è alta. I lavoratori chiedono di stoppare i trasferimenti già decisi e comunicati ai singoli addetti e di evitarli fino a quando non sarà stato presentato un piano industriale, da discutere ad un tavolo istituzionale al ministero delle Attività Produttive e delle Comunicazioni. Del resto, in otto mesi di lotta molte cose sono cambiate e adesso non è più solo una questione che, ad Ivrea, riguarda i trentaquattro lavoratori del Centro Controllo Reti. Wind sarà ceduta da Enel e la paura è, come ha sottolineato il responsabile locale della Cgil Gian Moia «che si cominci lo spezzatino delle telecomunicazioni dopo aver vissuto quello dell'informatica». Neppure il Comune se ne starà a guardare. Il sindaco Fiorenzo Grijuela ha pensato di attivare una rete dei comuni dove è presente una sede Wind. E, ha sottolineato il vicesindaco Salvatore Rao, «tutti insieme portare la questione al ministero». Le proposte si susseguono, una dopo l'altra. Giorgio Panattoni, deputato dell'Ulivo: «Io posso prendermi un paio di impegno. Il primo: chiedere a Wind e a Enel di uscire allo scoperto con le proprie intenzioni. Il secondo: portare il tema all'attenzione del Parlamento». E un avvertimento: «Tutti insieme dobbiamo portare avanti un'azione generale a difesa della presenza industriale, soprattutto di quella che può crescere».
La mensa di Palazzo Uffici 2, lunedì pomeriggio, era un concentrato di energia. L'assemblea aperta aveva avuto una genesi un po' complessa. Dopo la bocciatura da parte dei lavoratori dell'ipotesi di accordo sindacale sottoscritta dalle segreterie nazionali a Roma, il tentativo di riprendere in mano la trattativa, l'impossibilità di chiudere a condizioni migliori e, di conseguenza, la consegna da parte della direzione ai diretti interessati delle lettere di trasferimento c'era la voglia di ritrovarsi comunque. Anche a costo di analizzare le ragioni e i dettagli di una sconfitta.
In più, le Rsu avevano invitato forze politiche locali e istituzioni a partecipare all'assemblea aperta in mensa salvo, poco dopo, essere costretti a comunicare che la discussione si sarebbe spostata in cortile perchè la direzione non avrebbe consentito a istituzioni e giornalisti di entrare in azienda. Ma anche quella non era «l'ultima notizia» perchè, alla fine, le Rsu hanno avuto il placet per l'utilizzo della mensa. Che ha radunato le maestranze praticamente al completo.
Così, l'anatomia della sconfitta si è trasformata nel primo passo di un rilancio della lotta e degli obiettivi. Franco Aloia, segretario Cisl, snocciola una serie di quesiti: «Cosa c'è dietro la cessione Wind? Come mai si fanno trasferimenti di lavoratori in assenza di piano industriale? Sappiamo che il destino della Wind, ad Ivrea, non si discute con il sindaco e neppure con la Regione. Servono interlocutori nazionali». «Il tavolo nazionale - aggiunge Domenico Raschellà, segretario Uil - lo si conquista anche da qui, con l'aiuto delle istituzioni locali e delle forze politiche. E' una brutta parola, ma dobbiamo fare lobbying». Renato Rabellino, segretario regionale Slc Cgil, sottolinea «l'eccezionalità» di una lotta aperta (gli risponderà Moia che per Olivetti ne sono già state fatte tante, ndr) e spiega che quella brutta ipotesi di accordo respinta dai lavoratori in assemblea «è stato il punto massimo della trattativa». Il resto sono state discussioni, a volte incomprensioni e amarezze, come hanno raccontato alcuni lavoratori. Ma il fronte dei lavoratori, alla fine, non si è spaccato. Luciano Guala, infaticabile delegato Wind, aveva aperto la giornata di dibattito sottolineando la voglia dei lavoratori e la necessità di parlarsi chiaro, senza sapere dove l'assemblea avrebbe portato. Dopo due ore di interventi seguiti con la massima attenzione, lo sciopero è parso una conclusione naturale che ha trovato tutti d'accordo. La lotta ricomincia. (ri.co.).