«Si potrebbe non ricadere?»

IVREA. «Si può sperare di non ricadere in carcere?». Domanda difficile che racchiude implicazioni sociologiche, osservazioni sulle complesse procedure alla base del reinserimento di chi, dopo un periodo passato dietro le sbarre, ritorna alla vita «fuori». Ad Ivrea, domani sera, qualcuno tenta di gettare un sasso nello stagno delle risposte. Ci provano il sociologo Dario Padovan, la dottoranda in criminologia Valeria Ferraris, il formatore professionale Armando Michelizza e il presidente della società Formazione e Ricerca Ibrahim Osmani.
L'appuntamento è per domani sera, venerdì 25 febbraio, alle ore 21, nella sala cupola del Centro Congressi La Serra. Organizzano l'evento un gruppo di associazioni eporediesi: Amnesty International, Associazione Ecoredia, Casa delle Culture, Casa delle Donne, Centro Documentazione Pace, Centro Gandhi, Cooperativa Mary Poppins, Fraternità di Lessolo, Gruppo Volontari Penitenziari e la redazione di Varieventuali.
Il sociologo Dario Padovan, docente alla sede di Ivrea di Scienze della Comunicazione, parlerà su «Ricadere è umano» ovvero perchè è così alta la recidiva, quali condizioni la favoriscono. Osserva il sociologo: una politica per una comunità più sicura e rispettosa della legalità non può trascurare questo fenomeno.
Valeria Ferraris, dottoranda in criminologia all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, affronterà invece il tema della figura del garante per i diritti dei detenuti. In alcune città, questa figura già esiste. Come a Roma, dove il garante per i diritti dei detenuti è Luigi Manconi, già senatore e attualmente anche presidente di «A buon diritto. Associazione per le libertà». Manconi, anche in collaborazione con l'associazione «Antigone», da mesi sta seguendo un percorso di anticipazione e sperimentazione della figura del garante.
«L'idea del garante - aveva spiegato Manconi mesi fa, in occasione della presentazione del dossier ‘Morire di carcere' - nasce dal decreto sul nuovo regolamento penitenziario. Oggi un detenuto dispone, sulla carta, di un pacchetto di diritti che possiamo serenamente considerare soddisfacente. L'esigibilità di questi diritti è affidata, nella gran parte dei casi, alla discrezione di chi detiene il potere. Tra custodi e custoditi non c'è una figura terza». In sostanza, il problema del garante non è tanto quello di rendere visibili i problemi del carcere «perchè già c'è una certa attenzione. Quello che non c'è, è la continuità e la capacità di tradurre l'attenzione in provvedimenti».
Armando Michelizza, formatore, illustrerà invece i termini del «patto per il ritorno positivo e definitivo alla libertà» senza rassegnarsi alla recidiva. Ibrahim Osmani, presidente società formazione e ricerca sottolineerà come «anche per ragioni di sicurezza, si chiede che anche per gli immigrati vi siano percorsi di riconquista alla legalità». (ri.co.)