Ladra di riservatissimi files che si firma ‘paladinafinmek'
IVREA. I dati sulle retribuzioni dei lavoratori, con carichi familiari, detrazioni, importi netti e lordi. Files riservatissimi, nella disponibilità di una minoranza ristretta di lavoratori considerati di fiducia, presi da un hacker e diffusi via mail.
E alla Finmek, società in amministrazione straordinaria dal maggio scorso, alle prese con una ristrutturazione dolorosa, faticosa e difficile, c'è scompiglio. Un hacker, infatti, per avere accesso a quei dati, ha violato il sistema di sicurezza interno. A Caluso, dove il gruppo Finmek conta, compresa Cpg, circa cinquecento lavoratori, si è concentrato da poco il lavoro di contabilità per le paghe di tutto il gruppo che conta circa duemilacinquecento addetti in varie parti d'Italia. Un'attività, quella, protetta da un sistema informatico di sicurezza interna proprio per la delicatezza dei dati trattati ovvero tutte le informazioni personali dei lavoratori. Ma come è stato possibile? Occorre fare un passo indietro e ripercorrere le vicende degli ultimi giorni.
SABATO SERA.Alle 19,12, da un indirizzo ovviamente fittizio, registrato sul provider di libero, parte la mail. L'indirizzo dal quale sono inviati i due files allegati con gli stipendi di aprile maggio con le spettanze dei lavoratori Finmek e Cpg è paladinafinmek5/8libero.it. L'oggetto è esplicativo: «Malagestione Finmek», il testo della mail di accompagnamento, firmato «Una dipendente Nauseata» (proprio con la enne maiuscola) sono sette righe scritte in times new roman di rabbia e indignazione e si giustificano gli allegati per dimostrare come «in pochi casi il superminimo che ingrassa lo stipendio sindacale è realmente giustificato». La chiosa è sul nuovo piano industriale: «E ora la Finmek vuole decurtare del 15% gli stipendi. Anche ora i dipendenti devono pagare la mala gestione». Questa mail è inviata contemporaneamente alle redazioni dei giornali locali e all'ufficio stampa della giunta regionale del Piemonte. E' ovvio che gli stessi files potrebbero essere stati inviati ad un mucchio di altri indirizzi. Ma è paladinafinmek l'hacker?
LUNEDI' MATTINA.La notizia, sottovoce, comincia a circolare. Del resto, lo stipendio del direttore generale è già citato su un giornale locale, destinatario dei files riservati e della missiva elettronica della «dipendente Nauseata».
MARTEDI'.In fabbrica, ormai, se ne parla. E i vertici aziendali, accortisi che è stato violato il sistema di sicurezza informatico di protezione dei dati riservati, si rivolgono alle forze dell'ordine. Tutti sono concordi nell'affermare che si tratta di un fatto gravissimo, avvenuto poco dopo l'affidamento allo stabilimento di Caluso, del delicato compito di occuparsi degli stipendi di tutti i dipendenti del gruppo. Questa scelta era stata presa anche per saturare alcune competenze impiegatizie di Caluso, le più esposte in questo momento di ristrutturazione considerato l'elevato rapporto, all'interno della fabbrica, tra diretti e indiretti.
MERCOLEDI'.E' il giorno dei commenti e delle valutazioni. I vertici dell'azienda stanno preparando, con il proprio ufficio legale, la denuncia all'autorità giudiziaria. Dicono di non riuscire a capacitarsi di come sia stato possibile violare il sistema e promettono accertamenti. Anche le organizzazioni sindacali deprecano l'accaduto. Donato Spinazzola, numero uno della Fim del Canavese, dice di sentirsi di escludere che, a commettere una simile violazione, possa essere qualcuno tra i pochi lavoratori addetti a queste mansioni: «Mi è capitato di averci a che fare quando, come sindacato, dovevamo compilare i modelli 730 dei nostri iscritti. Sono iperprofessionali. Spero che quei dati siano stati presi altrove, magari durante le spedizioni». La violazione del sistema, però, preoccupa. Ancora Spinazzola: «L'azienda deve comunque verificare bene il proprio livello di protezione dei dati informatici. Altrimenti oggi è stato il momento di diffondere i dati legati alle spettanze del personale, domani potrebbe essere un elenco di fornitori oppure di progetti».
Federico Bellono, Fiom, depreca il fatto, spiega che il clima in fabbrica si è inacidito per via dei continui ritardi nell'erogazione degli stipendi e chiosa: «E' chiaro che sarebbe ingenuo negare che le strutture interne chiamate ad occuparsi dei listini paga di tutto il gruppo escono da questo episodio in modo poco brillante».
I LAVORATORI.Nessuno vuole fare commenti. Non rilasciano dichiarazioni ufficiali le Rsu di fabbrica: «A noi - dicono - non è arrivata nessuna informazione e sincerametne preferiamo non entrare nel merito di queste illazioni. Non capiamo l'utilità di questo comportamento teso a screditare l'azienda e ad innescare una guerra tra dirigenti». Gli stessi lavoratori, ieri, mercoledì 23 febbraio, all'uscita dei cancelli non vogliono parlare. I più non ne sanno niente e chi ha sentito qualcosa non si sbilancia. «L'unica cosa da dire - afferma uno di loro - è che gli operai di questa fabbrica di sacrifici ne hanno fatti già tanti. E' impensabile portare avanti un discorso dei nostri stipendi. Questa azienda, se ben guidata, ha tutte le risorse professionali e tecniche per uscire dalla crisi».
GLI STIPENDI.In ogni caso, si è sbloccata qualche giorno fa la questione del prestito-ponte avvallato dall'Unione Europea. Domani, venerdì 25 gennaio, dovrebbe essere pagato lo stipendio di gennaio e, con la disponibilità del denaro, la situazione dovrebbe normalizzarsi. E' previsto a breve, inoltre, anche un nuovo incontro, a Roma, per la discussione del piano industriale. L'altra volta, la riunione si era interrotta sulla richiesta di ridurre gli stipendi del 15%.
(ha collaborato Lydia Massia)