Una avventura chiamata Dakar

SETTIMO ROTTARO. Luisa Trucco è reduce dalla massacrante esperienza della Dakar in cui è stata protagonista nella categoria T4, quella degli autocarri in cui ha ottenuto il tredicesimo posto finale, Luisa ha gareggiato con Corrado Pattono sull'Unimog Mercedes.
Ed ha concluso al nono posto la dodicesima tappa Kiffa-Bamako e al settimo quella successiva da Bamako a Kayes. Nella classifica finale si è imposto il Kamaz di Kabirow in 71h13'55" che ha distanziato di sei ore Sugawara su Hino e l'italiano Vismara su Mercedes, la Trucco ha chiuso a sedici ore dai vincitori.
Un risultato importante se si considera che Marku Alen, pluricampione del mondo rally, anche lui all'esordio nella Dakar, con un mezzo ufficiale è finito al settimo posto impiegando solo cinque ore in meno di Trucco-Pattono.
«I momenti da ricordare sono tantissimi - spiega l'architetto Luisa Trucco - dalla partenza da Barcellona a tutte le volte in cui ho pensato di ritirarmi, all'arrivo sulla spiaggia rossa consapevole di aver condotto a termine una gara così massacrante».
Il momento più difficile: «Sicuramente la tappa di 660 chilometri che è stata chiamata la ‘notte del gasolio' percorsa a medie bassissime (venti-trenta chilometri orari) con poco gasolio e con tanti problemi di gomme. Al bivacco siamo arrivati giusto in tempo per poter ripartire per la tappa successiva».
La drammatica vicenda di Fabrizio Meoni ha influito sulla vostra prestazione? «Noi lo abbiamo saputo in piena notte alla fine di una speciale mentre riparavamo il camion. Ma la Dakar non ti lascia il tempo di pensare e questo ci ha aiutato a superare anche quel brutto momento». E con Corrado Pattono? «Tutti lo hanno relegato al ruolo di copilota ma lui è stato un maestro, un ottimo consigliere e un ottimo meccanico. Se al mio fianco non ci fosse stato lui non potrei raccontare questa fantastica avventura». E' una impresa che vale qualche dedica e un pensierino alla prossima edizione: «Mi piacerebbe riprovarci ma non è facile visti i tanti problemi organizzativi e burocratici che bisogna affrontare. Questo risultato lo dedico a tutti coloro mi sono stati vicini, alla mia famiglia, a Corrado e a Irene, una mia cara amica che ha badato ai miei cani durante la mia assenza».
Giorgio Sergnese