Mensa Olivetti, ora si chiude
IVREA. Mensa Olivetti addio. L'edificio a pianta esagonale progettato da Ignazio Gardella chiude i battenti con la fine del 2003. Pirelli Real Estate, la società entro la quale è confluito l'immenso patrimonio immobiliare di quello che fu la Olivetti degli anni dell'avanguardia, ha deciso. L'edificio, parte importante del percorso del museo a cielo aperto dell'architettura industriale, deve essere ristrutturato e sistemato così come vogliono le norme e pare assai improbabile che possa, in futuro, tornare ad essere una mensa. I lavoratori e alcuni vecchi olivettiani che ancora consumano lì il pasto di mezzogiorno dovranno «traslocare» nella mensa di Palazzo Uffici.
La notizia è stata data dai responsabili della ditta Barberis, gestori della mensa, ai funzionari di Cgil, Cisl e Uil lunedì pomeriggio.
Prima di parlare con il sindacato, i vertici di Barberis erano stati da Pirelli. E di lì la conferma della notizia: si chiude a fine dicembre.
Ma abbassare le serrande in quell'edificio, per gli eporediesi, equivale a strappare un altro pezzettino di un passato glorioso che per molti è ancora un ricordo tangibile e non sbiadito dal tempo. E se è vero che certe storie vanno comunque sempre raccontate, quella della mensa di Ignazio Gardella è già citata in varie memorie. E diversamente non potrebbe essere considerato che, quando non accadeva da nessun'altra parte, lì i lavoratori potevano pranzare con la sensazione di essere immersi in un bosco, con la compagnia dei propri figli se lo desideravano e, prima di rientrare in fabbrica, fare quattro passi tra gli alberi che circondano il complesso di San Bernardino, già casa di Camillo Olivetti. La mensa esagonale di Gardella, nel lontano 1953, fu studiata come combinazione di figure geometriche elementari. Una combinazione, quella, che richiamava le architetture dell'americano Frank Lloyd Wright, una cui mostra a Firenze nel 1951 aveva suscitato interesse e ammirazione. Così, a buon diritto, la mensa di Ignazio Gardella compare nei libri di architettura moderna, è stata esaminata e studiata da giovanissimi aspiranti architetti negli anni dell'Università e oggi è una tra le tappe della lunga passeggiata del museo a cielo aperto dell'architettura industriale.
La mensa, oggi, pur essendo di moltissimo al di sotto delle proprie potenzialità nell'erogare i pasti, serve ancora circa quattrocento coperti al giorno ed occupa due cuochi a tempo pieno e quindici addetti a quattro. Per i lavoratori, alcuni dei quali già in cassa integrazione fino alla fine del mese di novembre, si apre la prospettiva di altri due mesi di cassa integrazione straordinaria. In questo tempo, azienda e sindacati cercheranno di concordare un piano di ricollocazione degli addetti.
Le considerazioni sono amare. Sergio Dovana, Cgil, osserva che, per ora, la mensa chiude a tempo indeterminato: «E' importante che, tutti insieme, troviamo una soluzione per questi lavoratori. La crisi industriale continua ad avere fortissime ripercussioni sugli addetti ai servizi». Domenico Raschellà, segretario Uil, dice: «Ho già coinvolto il segretario dei metalmeccanici Alberto Mancino. Purtroppo, il territorio vive una situazione di frantumazione e di difficoltà grandissima. E, se siamo soli ogni volta a occuparci di piccoli gruppi di lavoratori, fatichiamo a far capire un messaggio che, invece, va gridato a gran voce».
Ma, come sottolinea Dario Battuello, funzionario Cisl, business is business. E la nostalgia non trova spazio nel mondo degli affari. «I locali della mensa - aggiunge - sono obsoleti e in una politica di smantellamento l'azienda ritiene di chiudere i battenti ed eventualmente pensare ad un'altra destinazione per l'edificio. I disagi? Ci saranno, certo. Lì possono pranzare anche i ‘vecchi olivettiani'. Ma voglio chiarire che i lavoratori dei servizi hanno patito e stanno pagando un carissimo prezzo per la deindustrializzazione. Non c'è una volta, in questi anni, che mi ricordi di un appalto per i servizi dove non si sia ridotto. Ci sono sempre meno soldi, sempre meno strutture. Ogni volta ci è prospettata una riduzione del dieci o venti per cento, altro che aumenti tenendo conto del costo della vita».