Gli scomparsi: il loro dolore, le nostre colpe
Segue dalla prima pagina ha saputo sciogliere.
Scopriamo storie di indigenza psicologica e morale, così profonde, assolute, totali che ci lasciano attoniti, scatenano domande, pongono problemi. Ci ritroviamo ad osservare quanto resta di vite che solo al momento in cui finiscono affiorano da quel nulla in cui, colpevolmente, le abbiamo relegate.
A raccontarci storie, a dirci come qualcuno sia esistito, abbia penato, sofferto, sono gli anonimi, poveri oggetti di una quotidianità che abbiamo voluto credere "normale": una borsa, una foto, un indumento. Cose piccole, qualunque, solite, familiari. Inutili orpelli per chi ha scelto il fiume e ciò che oltre ha sperato di trovare. Ma, per chi resta, quasi un monito, un rimprovero, un'accusa.
Così quel silenzio che ha urlato accanto a noi per troppo tempo ora ci pare un frastuono, ci scoppia nel cervello e nel cuore riempiendoli di desolazione. Ci chiediamo quante di quelle grida mute si alzino ancora qui attorno, vicino. Ci pare che non potremo, questa volta, rimanere sordi.
Magari fosse così! Invece forse è solo un momento, è solo il rimorso. E' la paura di doverci ritrovare ancora sulla rive di un fiume nel quale qualcuno ha voluto annegare la sua disperazione e le nostre colpe.(d.l.)