Un film inedito sulla spedizione in Nepal
VALPERGA. Erika non ha mai conosciuto il padre, se non nei racconti degli amici di famiglia che ne hanno magnificato le gesta. Il papà era Giorgio Rosenkrantz, torinese, trapiantato poi ad Ala di Stura, fondatore col compagno di scalate Giuseppe Dionisi della Scuola Nazionale di Alpinismo "Giusto Gervasutti", alpinista a 360 gradi che nel 1952 venne nominato accademico del Cai in considerazione dell'intensa attività svolta e dal numero eccezionale delle sue prime ascensioni (una quarantina). Erika non ha mai conosciuto il padre. La montagna, che amava così tanto, se l'è portato via in un giorno di giugno del 1954, durante una spedizione alla conquista del Monte Api, un colosso di ghiacci di 7 mila metri nella catena himalayana.
Erika, che oggi ha 50 anni, è sposata, vive a Valperga ed insegna educazione fisica all'istituto 25 Aprile di Cuorgnè, non ha mai conosciuto il padre ma oggi è in possesso di un documento eccezionale: copia del film della spedizione in Nepal, girato da cineoperatore Roberto Bignami, le è stato donato recentemente nel corso di una cerimonia commemorativa dell'avvenimento, svoltasi a Milano, dalla sede centrale del Club Alpino Italiano.
Non solo la conquista del K 2, dunque, per l'alpinismo italiano, nel 1954, ma anche quella del Monte Api, seppure pagata a durissimo prezzo. «Era la sera del 28 giugno 1954 e la prima pagina di tutti i giornali annunciava a caratteri cubitali il tragico epilogo della spedizione italiana nella regione del Garhwal, il Nepal himalayano - ricorda Carlo Bo, noto alpinista canavesano -. Oggi, in pieno secolo ventesimo, sono poche le terre che possono ancora offrire all'uomo l'avventura meravigliosa della scoperta di un mondo nuovo, primitivo, inesplorato. Ma all'inizio degli Anni '50 questo sogno era rappresentato dalla zona del Monte Api, per anni meta di spedizioni scientifiche ed alpinistiche. Nessun bianco, sino ad allora, aveva potuto ammirare la parete sud dell'Api, quella meravigliosa montagna ritenuta sacra dagli indigeni, simile all'Olimpo per gli antichi greci».
Andò così. Nell'autunno del 1952, Beppe Barenghi e il noto alpinista Carlo Negri del Gruppo Accademico del Cai di Milano decisero di intraprendere i primi studi per una spedizione italiana nel Garhwal. Itinerari e tracciati vennero appassionatamente discussi e vagliati su carte e relazioni di esplorazioni precedenti. Non fu ottenuto il permesso per accedere a quella regione e la realizzazione del progetto slittò al 1954. L'ingegner Piero Ghiglione, che già dall'anno precedente aveva ottenuto un permesso ed era certo di poterlo rinnovare, si offrì di partecipare alla spedizione e fu accettato con grande piacere.
La notizia della spedizione divenne ufficiale nel mondo alpinistico milanese e a Roberto Bignami non parve vero di poter dare la sua entusiastica adesione. Il dottor Rosenkrantz fu invitato in un secondo tempo dallo stesso Ghiglione a far parte della spedizione in qualità di medico alpinista. Dapprima, egli non fu entusiasta del progetto, benchè l'Himalaya fosse il sogno della vita, ma lo divenne dopo aver conferito con il professor Videsott, direttore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, il quale era interessato allo studio dello yak, il bue tibetano. L'idea di studiare questo animale nel suo habitat naturale lo elettrizzava. Partirono pieni di entusiasmo.
Nelle loro lettere dall'India parlavano di un mondo fantastico che avvince ed incanta, descrivendo a tinte vive usi e costumi di quei popoli. Roberto Bignami venne travolto il 25 maggio nelle gelide e turbinose acque dello Chamblia mentre atraversava un ponte di tronchi improvvisato. Beppe Barenghi scomparve tra le nebbie dell'Api dopo averlo raggiunto. Giorgio Rosenkrantz perì per un'improvvisa crisi cardiaca seguita da un'emorragia interna a poca distanza dalla cima. I loro corpi, purtroppo, non hanno trovato sepoltura presso i loro cari, ma sono rimasti lassù, tra le nevi e le rocce, nel silenzio profondo delle altezze, lontani dalla polvere e dal brusio del mondo.
Erika non ha conosciuto il padre, ma il film del quale è entrata in possesso l'avrà aiutata a capire tante cose e a sentirlo a ancora più vicino. E l'Italia trovò altri eroi. Uomini speciali con un destino speciale. Il Monte Api come il Monte Olimpo. Regno e culla degli dei.
Mauro Michelotti