Scarpe e giubbotto ritrovati nella melma

IVREA. E' uscito di casa mercoledì alle 9,30. Alla madre ha detto semplicemente «Vado a fare la spesa». Da allora nessuno l'ha più visto nè sentito. Ma alcuni inquietanti segni fanno pensare che Mauro Marozin, 42 anni, di Montalto, abbia compiuto un gesto estremo. Ieri, domenica, i Vigili del Fuoco di Ivrea hanno scandagliato per tutta la giornata il canale che corre nelle campagne ad ovest del paese, parallelo alla Dora in cui poi si immette. I sommozzatori hanno battuto il fiume più a valle, mentre un elicottero scrutava dall'alto il percorso senza risultato.
Mauro Marozin viveva con gli anziani genitori in una casa non molto lontana da quel canale. «Bravissime persone - dicono i compaesani -. Ma una famiglia chiusa, che vive un po' isolata. L'unico che si vede in paese è Mauro: è lui che si occupa degli acquisti, provvede a quanto serve».
Quella di mercoledì mattina avrebbe dovuto essere proprio una di quelle solite uscite per fare la spesa, intorno alle 9,30. Solo che a mezzogiorno Mauro non era ancora rientrato; e neppure più tardi; neppure alla sera. Al sopraggiungere della notte, la madre ha esternato la propria preoccupazione ad un vicino. E' stato quest'ultimo che, giovedì mattina, si è recato dai carabinieri a sporgere denuncia e contemporaneamente ha allertato il locale gruppo di Protezine Civile.
Dopo aver informato il sindaco, i volontari si sono immediatamente attivati nelle ricerche: una squadra ha battuto le campagne, un'altra ha pensato di percorrere, da Baio a scendere, le rive di quel canale maledetto. Si è cercato nel pomerigio di giovedì e per tutto il venerdì, nonostante il maltempo. Sabato mattina il ritrovamento: sulle sponde melmose del corso d'acqua, affondate nel fango alto le scarpe di Mauro e, più in là, il suo giubbotto inzuppato di pioggia: dentro ancora le chiavi di casa. A quel luogo sinistro si arriva percorrendo una strada sterrata che s'inoltra fra campi di granoturco e finisce dove l'argine del canale è alto; poco oltre c'è l'innesto nella Dora.
Mauro l'ha sceso, quell'argine ripido, e, dopo essere affondato nel fango ed essersi sfilato il giubbotto, deve aver camminato oltre, nella corrente vorticosa che non conserva orme. Deve essere così perchè qualcuno, davanti quei segni, ha ricordato come lui fosse rimasto colpito dal ritrovamento in Dora della giovane donna che, due mesi fa, si era buttata dal ponte Vecchio. Era stata sua compagna di scuola, quella donna e, forse quella morte, cercata così disperatamente, ha sconvolto Mauro. Solo che nessuno vi ha fatto caso. Qualcuno se lo è ricordato solo davanti a quelle scarpe affondate nel fango. Oggetti ormai inutili, simbolo e metafora di un cammino che porta là dove non restano orme.