Ventinove viaggi in Terra Santa
CHIVASSO.Ottantadue anni e ventinove (!!) viaggi in Terra Santa. Elda Abena, castelrossese doc, è scesa da pochi giorni dall'aereo che l'ha portata a casa dalla Palestina e già sta meditando di tornarci. Meno di due anni fa la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Castelrosso l'ha insignita del Memorial Baros, assegnato ogni anno a chi si contraddistingua nei campi della fratellanza e della solidarietà: allora i viaggi erano ‘solo' venticinque.
«Non faccio programmi e non so se riuscirò ad arrivare a trenta: i miei anni vengono corti», si schernisce Elda, ma allo stesso tempo confida anche che "La terra Santa è la sua vita".
Una vita che è stata ed è tuttora normale: sino a pochi anni fa un lavoro come infermiera e nell'assistenza agli anziani e da sempre una forte fede che nel 1970 l'ha spinta per la prima volta ad aderire a un pellegrinaggio dell'Opera Diocesana. «Avevo desiderio di vedere la Terra Santa e mi sono detta: "partiamo"», spiega. Da allora ogni volta che può si aggrega ai gruppi che partono alla volta di questa terra martoriata da scontri armati.
«Negli ultimi anni ho visto molta povertà e i pellegrini sono sempre meno, tanto che a volte mi sono dovuta unire ai gruppi in partenza da Milano perché da Torino non partiva nessuno. Sembra però che adesso le cose comincino a migliorare», afferma Elda, che vive sola con i suoi due gatti e che "si tiene compagnia" con il fratello vedovo e la nipote, che vivono nella casa a fianco.
I suoi non sono mai viaggi unicamente di preghiera: tutte le volte che sdogana infatti porta con sé pacchi di abbigliamento e cibo per i poveri. A settembre nel pellegrinaggio trascorso per metà a Nazareth e a per metà a Gerusalemme ha portato 35 chili tra alimentari e soprattutto vestiti e lenzuola da destinare alla Casa dell'Anziano, fondata a Betlemme dalla Società Antoniana di Carità. «C'è molto bisogno», spiega e per questo nel corso degli anni non ha mai esitato a donare il suo impegno e i suoi risparmi.
Il Patriarcato e le varie opere religiose la conoscono da molti anni e la attendono perché sanno che non arriva mai a mani vuote: grazie al passaparola riesce infatti sempre a raccogliere a Chivasso e nei paesi vicini indumenti da consegnare ai meno fortunati. Pur non parlando alcuna lingua al di fuori dell'italiano e del piemontese, Elda riesce a farsi capire benissimo anche quando magari si stacca dal gruppo e si muove in autonomia per le città che ormai le sono famigliari.
Molte le avventure vissute in questi trenta anni di viaggi e molte le peripezie: «Sapessi quante ne ho passate...», afferma con un sorriso. Ricorda quella volta in cui il viaggio era stato in nave: era il 1983 e da sola aveva affrontato i quattro giorni e le quattro notti di traversata. Quella volta che la neve aveva bloccato i voli dal nord Italia e con il treno che procedeva a passo d'uomo erano dovuti recarsi sino a Roma per poter decollare da lì. E poi i cinque mesi trascorsi a lavorare presso il patriarcato di Gerusalemme, i numerosissimi scatoloni recapitati ogni volta, l'emozione di andare al Calvario, al Getzemani e alla Grotta di Betlemme: «Sono le cose più autentiche», spiega.
Ma non parla mai di timore per la sua incolumità: «Non ho mai avuto paura. Gerusalemme e Nazareth sono tranquille, abbiamo fatto un bel giro e non è successo nulla. Chi vuole andare, può andare tranquillo». E aggiunge di più: «Almeno una volta tutti dovrebbero andarci: è un viaggio che vale una vita».