Trieste scalda il consiglio comunale Nessuno è d'accordo con Riparolium
RIVAROLO. Trieste, Trieste. Tutti d'accordo sulla necessità di partecipare, idealmente, ai festeggiamenti per i 50 anni della restituzione della città giuliana all'Italia, ma la storia non sono soltanto i nove anni di occupazione alleata, dal 1945 al 1954, la storia è ben altro. Hanno provato i gruppi di opposizione a far ragionare i componenti la maggioranza, sollecitando una stesura diversa dell'ordine del giorno proposto al consiglio da "Riparolium", ma non c'è stato verso.
L'ordine del giorno è stato posto in votazione così com'era stato formulato, con quella chiusura che secondo Carlo Bollero e Carmen Minnuto è riduttiva rispetto ad una realtà ben più complessa. Fallito il tentativo di andare ad una rielaborazione congiunta della mozione, a "Laboratorio Insieme" non è rimasto altro da fare che votare contro, mentre i componenti di "Vivi Rivarolo" hanno scelto la strada più morbida dell'astensione.
Dopo la gaffe del manifesto, c'era attesa a Rivarolo per il consiglio di giovedì, attesa che non è andata tradita. La prima parte del dibattito scivola via senza troppi sussulti. Poi, va in discussione la mozione su Trieste. Il capogruppo della maggioranza, Flavio Vacca, illustra l'ordine del giorno: «L'abbiamo elaborato non per fare gli storici, né per polemica o appartenenza politica, ma per un motivo patriottico. Il patriottismo, gli abitanti di Trieste, l'hanno inciso sulla carne. Tutto si è concentrato in quella città, crocevia di popoli. Noi, troppo spesso ci sentiamo patrioti quando vince la Ferrari o gioca la nazionale di calcio e i cittadini di Trieste, in questo senso, hanno qualcosa da insegnarci». «Il manifesto che avete affisso portava un drammatico errore storico - interviene Carlo Bollero, capogruppo di "Vivi Rivarolo" -. Adesso l'avete corretto sostituendo ad "occupazione jugoslava" occupazione straniera, ma a Trieste arrivarono gli alleati e definire "straniera" quell'occupazione mi sembra una forzatura. Il manifesto, alla fine, ha rovinato la festa. Poteva e doveva essere un momento di gioia per tutti perché tutti, indistintamente, non possiamo non festeggiare il 50º anniversario della restituzione di Trieste all'Italia, ma l'ordine del giorno che avete presentato contempla una parte di storia ristretta. Se si vuol leggere la storia, facciamolo nella sua ampiezza. Le scuole devono ricordare Trieste come merita, nella sua complessità, per ciò che ha subito prima, durante e dopo la guerra. Lasciamo ai ragazzi che la studino e l'imparino secondo le indicazioni dei libri. Riformuliamo l'ordine del giorno». «La mozione poteva unire il consiglio, invece l'ha diviso - osserva Carmen Minnuto di "Laboratorio Insieme" -. E' un'ordine dl giorno di parte, costruito apposta per alimentare le polemiche. L'intenzione era di ampliare le distanze quando, invece, potevamo trovare un momento unificante. E' vero, abbiamo radici politicamente diverse in questo consiglio, ma credo che il sentimento antifascista sia presente in tutti. Sostenere che la storia di Trieste è nata nel 1945 è davvero riduttivo. La genesi di quei nove anni sono la seconda guerra mondiale, è il fascismo». «Noto che le iniziative che hanno le migliori intenzioni vengono lette in modo strumentale - replica Flavio Vacca -. L'ordine del giorno non ha pretese storiche. La questione triestina, quella del ritorno all'Italia, nasce alla fine della seconda guerra mondiale. Ma Trieste, e faremmo bene a ricordarcelo, è stata vittima della guerra fredda e i nove anni nelle mani degli alleati ne sono lo specchio. Quello su cui volevamo porre l'accento oggi è proprio la restituzione all'Italia: ecco il perché dell'orgoglio del sentirsi italiani».
Si vota, come detto, e il consiglio si divide. Trieste non lo meritava. Peccato. (m.mi.)