Le voci fuori dal coro di Laura e Marcello
IVREA. Lauraè una voce fuori dal coro. «Non sono assolutamente contraria alla cittadinanza onoraria conferita dal sindaco di Agliè - dice -. Perché dovrei esserlo? La cosa mi lascia abbastanza indifferente, anche se non deve essere stato lo stesso per il sindaco che, in poco tempo, ha visto un incremento notevole del turismo nel proprio paese. L'unico particolare di questa storia, che mi fa riflettere, è come i vip, le persone famose e i loro collaboratori abbiano una certa facilità nel conquistarsi le nomine e i riconoscimenti. Per una qualsiasi persona essere nominati cittadini onorari sarebbe un grande evento, motivo di vanto. Per questi personaggi così conosciuti, così richiesti è un riconoscimento fra i tanti». «Ancora una volta - continua - personaggi famosi ci dimostrano che se non sei conosciuto, se non sei raccomandato ottieni poco dalla vita. Ma questo per me non è vero: tu puoi essere tutto, pur non avendo niente. Purtroppo però in questo mondo privo di valori il tuo tutto potrebbe non essere riconosciuto e quindi tu sembrerai solo un niente. C'è però chi non si ferma alle apparenza, troppo spesso false, magari create da una circostanza (come la fiction). Gli attori, i calciatori, le veline non vanno presi da esempio e copiati, non vanno assolutamente imitati, perché si rischia poi di sentirsi vuoti dentro, senza un'identità propria, simili così ad ombre di chi pensa di essersi realizzato sotto un riflettore o sotto l'obiettivo di un fotografo. Penso che nella vita - aggiunge Laura- l'importante sia vivere per realizzarsi e sentirsi realizzati. E questo può avvenire anche scegliendo di fare la casalinga, la contadina, l'insegnante o qualche altro lavoro che non ti porta ad essere a contatto con la cinepresa e i riflettori. Credo che, anche se probabilmente non avrò mai l'onore di essere conosciuta da tutti, di firmare autografi a chi passa per strada e di vedere uomini che comprano i calendari con me fotografa potrò comunque dare tanto alle persone che mi vogliono bene e che mi accettano per quello che sono e non per quello che vorrebbero che fossi».
Marcellodice: «per raggiungere certi onori e riconoscimenti bisogna aver fatto qualcosa per il prossimo, per la pace, la letteratura, la scienza e non perché si lavora per quella scatola nera, che è diventata oggi la televisione, dove ormai non passa più una sola onda magnetica di intelligenza. Non è certo la televisione che risolve i problemi dei cittadini ma la loro intelligenza e capacità di riflessione».