CITTADINI PIU' O MENO ONORARI


Ospitiamo in questo numero una mini-inchiesta fra i sindaci di alcuni dei nostri paesi sull'iniziativa di un loro collega che fa discutere. E' quella del primo cittadino di Agliè che, appoggiato dall'intero suo consiglio, ha deciso di conferire la cittadinanza onoraria agli attori di una fiction televisiva: ha così risposto alla proposta dei commercianti locali i quali, evidentemente soddisfatti nel sentire i loro registratori di cassa tintinnare all'unisono con i ciak delle riprese, hanno chiesto venisse conferito il riconoscimento a chi, portando agli onori degli schermi televisivi i beni storici del loro paese, ne avrebbe risollevato l'economia.
A quanti, come noi, credono che i meriti per ottenere una cittadinanza onoraria debbano essere di ben altro spessore, alcuni dei sindaci intervistati fanno notare che, in momenti di grande difficoltà come quelli che sta vivendo il Canavese, qualsiasi occasione è buona per richiamare interesse, afflusso, turismo sui nostri centri. Un'osservazione legittima e comprensibile che ci spinge, però, a considerare con attenzione quanto scrive, su Repubblica di lunedì 18 ottobre, Marco Lodoli. Il professore commenta l'affermazione di una sua allieva quindicenne alla quale, a proposito della discussione sui jeans a vita bassa, egli faceva notare l'importanza di non rinunciare a costruirsi ed esprimere una propria personalità (magari anche attraverso l'abbigliamento), citando la frase di Jung "una vita che non si individua è una vita sprecata".
«Professore - risponde la ragazza - ma non ha capito che oggi solo pochissimi possono permettersi di avere una personalità? I cantanti, i calciatori, le attrici, la gente che sta in televisione, loro esistono veramente e fanno quello che vogliono, ma tutti gli altri non sono niente e non saranno mai niente. La nostra sarà una vita inutile. Noi non abbiamo nessuna speranza di distinguerci, siamo la massa informe». Affermazioni che, insieme alle conclusioni dello scritto di Marco Lodoli (che consigliamo a tutti di leggere nella sua completezza) fanno rabbrividire e scatenano domande.
Gli adulti, ognuno nella responsabilità del proprio ruolo, sono esattamente consapevoli di quali siano i messaggi che con i loro comportamenti trasmettono ai giovani?
Continua a pagina 12

Dirce Levi