Dei cinque siti ipotizzati resta solo quello pavonese

PAVONE C.SE.Una storia lunga e tormentata quella che oggi porta Pavone a candidarsi per la realizzazione di un depuratore. Nei primi anni 80, il Comune era stato escluso dal Consorzio per il Depuratore che all'epoca aveva visto unite alcune amministrazioni della Pedanea. Il Consorzio aveva realizzato alcuni collettori, ma nessun impianto di depurazione. Nel 1999, Pavone si era fatto promotore affinché venisse ripresa l'idea del Consorzio, coinvolgendo anche Ivrea. Nominata l'amministrazione eporediese capofila, si procedette alla stesura di un progetto di fattibilità che prevedeva quale depuratore, l'ampliamento di quello funzionante di Strambino. L'alluvione del 2000 ha annullato l'ipotesi strambinese, per l'impossibilità di ingrandire un impianto situato in zona alluvionale.
L'entrata in funzione dell'Ato 3 dal 1º gennaio 2003 ha, di fatto, annullato il Consorzio, proseguendo comunque nell'obiettivo di progettare e costruire un depuratore che vedesse quali utilizzatori sicuramente i comuni fondatori, allargati, in un secondo tempo, ai Comuni della Val Chiusella fino ad una capacità massima di 40mila abitanti. A gennaio 2004 viene presentato un progetto di fattibilità e, dopo una serie di analisi su alcuni siti possibili, l'autorità d'Ambito e la Smat ne individuano cinque: due a Romano, uno ad Ivrea e due a Pavone. I primi vengono scartati per motivi tecnici. I due ancora disponibili sono i pavonesi. Il primo è in regione Valasse (anche questo scartato da poco), il secondo qualche chilometro più in là, oltre la bretella per Santhià (quello in esame in questi giorni). (vi.io)