Serata benefica al salone Trabucco di Castellamonte

CASTELLAMONTE.Una serata a teatro, per sostenere la ricerca sulle Atrofie muscolari spinali infantili, si terrà sabato prossimo a Castellamonte dove, nel salone Trabucco (presso la parrocchia), la compagnia teatrale "Trensema" presenterà la commedia in piemontese "Në schers da monia" liberamente tratta dall'opera di due noti scrittori canavesani: Giacomo Bardesono e Carlo De Marchi. «L'Atrofia muscolare spinale (Sma, Spinal Muscolar Atrophy) - spiega una delle promotrici della serata - è una malattia caratterizzata da degenerazione dei motoneutroni delle corna anteriori del midollo spinale cui consegue atrofia e debolezza dei muscoli del tronco e degli arti».
Sma è divisa in tre tipi clinici a secondo dell'età di insorgenza ed il grado di compressione muscolare. «La nostra associazione denominata Asamsi - aggiungono i promotori - venne costituita nel 1985 per iniziativa di un gruppo di medici del servizio di Naurofisiologia dell'istituto infantile Rizzoli di Bologna».
In tutti questi anni l'associazione ha raccolto fondi per promuovere convegni, studi e ricerche allo scopo di aumentare la conoscenza di questa patologia. Collaborano con l'Asamsi illustri clinici e genetisti autori di rilevanti studi del gene dell'Sma. «Dal 1998 l'associazione - spiegano ancora i promotori della serata teatrale - è gestita direttamente dai famigliari e dai malati. Con cadenza semestrale viene anche pubblicato un notiziario in 3mila copie, che viene inviato alle famiglie con casi di SMA o Distrofie muscolari in genere ed a tutti i sostenitori dell'associazione».
Nel Canavese occidentale sono un paio le famiglie iscritte all'associazione. «Le offerte che il pubblico vorrà donare servirà alla ricerca attualmente in corso presso l'università Cattolica di Tor Vergata a Roma e presso l'ospedale San Raffaele di Milano - aggiungono gli aderenti dell'associazione -. Con questi contributi verranno finanziate le iniziative volte a migliorare la qualità della vita dei malati in attesa che venga finalmente realizzata la terapia genetica che rimane l'unica possibilità per poter debellare questa patologia».
Dario Ruffatto