Non ci sono più parole, solo amarezza e rassegnazione

IVREA.Cinzia Condello, assessore provinciale al Lavoro, prende il microfono e dice che, all'incontro a Roma, ci sono state gag tragicomiche: «Ci guardavamo intorno per capire se eravamo in mezzo ad uno scherzo». Purtroppo no. E' tutto vero e, in ballo, di sono milleottocento posti di lavoro dei quali trecento in Canavese. E lo stesso onorevole Gianfranco Borghini, sollecitato da più parti, sarebbe stato costretto ad ammettere che, in vent'anni di attività alla guida del coordinamento per l'occupazione, una vicenda così non l'aveva mai vista. Appunto. Giampiero Cardone, sindaco di Scarmagno, anche lui seduto martedì scorso attorno al tavolo romano, sottolinea che vorrebbe dire tante cose. Un modo per far capire ai lavoratori che, come rappresentante delle istituzioni è disposto a fare la sua piccola parte, ma nel cuore si agitano emozioni difficilissime da esternare. Rabbia e rassegnazione. Fiorenzo Grijuela ascolta gli interventi in assemblea. Commenta: «Che dire? Qui, con i colpi di scena sembra di essere in una soap». Alberto Mancino, segretario Uilm, ringrazia le istituzioni che, in questa fase disperata, sono presenti «e danno spessore politico come accade per gli stabilimenti in altre parti d'Italia». Questione importantissima, se si considera che, comunque vada, la discussione per il futuro dei siti industriali è aperta e tutta da giocare. Sergio D'Orsi, storico delegato Fiom fin dai tempi dell'Op Computer provoca una platea di colleghi disillusi e increduli: «Immaginate, con un nuovo fallimento, quanti posti di lavoro potranno essere salvati? Vi ricordo che, nel 1996, eravamo 1200. Avete dimenticato cosa significa il fallimento di un'azienda? Da quanto tempo sentiamo dire che, entro poche ore, arriverà una montagna di soldi?». Federico Bellono, funzionario Fiom, risponde a un lavoratore che vorrebbe una lotta come Melfi e un'inchiesta della magistratura eporediese sulle ultime cessioni. Dice che il ragionamento su una richiesta di intervento dei giudici si sta facendo, ma oggi si sta vivendo una situazione di emergenza. (ri.co.)