Amori gay di Pedro Almodòvar

Lo spagnolo Pedro Almodoval, uno dei registi contemporanei più amati dai cinefili, in trent'anni di attività ha realizzato quindici film. Tuttavia in Italia è stato scoperto relativamente tardi, soltanto nel 1988, quando è uscito con successo di critica e pubblico Donne sull'orlo di una crisi di nervi. Ma già l'anno precedente il Cineclub Ivrea aveva presentato ai soci in anteprima La legge del desiderio, interpretato da un giovanissimo Antonio Banderas, che conteneva già tutti i suoi tipici argomenti trasgressivi e intriganti. Si tratta di melodrammi passionali e travolgenti (con protagonisti uomini o donne, etero od omosessuali, bisex o transex), paradossali e ironici, con situazioni spesso portate alle estreme conseguenze. Poi sono arrivate sugli schermi le pellicole precedenti e quelle successive, come Tacchi a spillo, Il fiore del mio segreto, Carne tremula, Tutto su mia madree Parla con lei.In questi film ogni distinzione fra bene e male, buoni e cattivi viene cancellata e nessuno è mai veramente innocente, come nel nuovo La mala educacion(questa settimana all'ABCinema). All'inizio degli anni '60, in un collegio religioso, due ragazzini, Ignacio ed Enrique, diventato regista di successo, riceve la visita dell'ex compagno di studi che gli propone di fare un film sul comune passato. Enrique scopre che si tratta di un impostore, ma rimane colpito dal suo fascino ambiguo e i due diventano amanti. Nel decennio successivo, succedono altre sorprese misteriose, come la riapparizione di padre Manolo, ora spretato, ma ancora prigioniero dell'amore molesto per il ragazzino, mentre la vicenda s'ingarbuglia sempre più... Nel film, le presenze femminili sono ridotte al minimo, e l'unica "femme fatale" è un travestito (interpretato da Gael Garcia Bernal), il "Che" giovane di I diari della motocicletta.
Come ha dichiarato lo stesso Almodòvar «In Spagna la parola ‘educacion' significa anche ‘buone maniere'. Nel film io parlo della formazione religiosa che ho ricevuto in un collegio di preti».
«Un'educazione pessima, basata sulla colpa e sul castigo: non deformazione, ma formazione dello spirito dei bambini. Io non sono stato vittima di abusi sessuali, ma c'era invece chi non ha potuto evitarli».
Flavio Ruffatto