Come trasformare la cultura in economia

CASTELLAMONTE. Ha cambiato volto la Mostra della Ceramica di Castellamonte quest'anno interamente ospitata a Palazzo Botton sede del futuro Museo. Ritorna alla direzione artistica Enzo Biffi Gentili che già alcuni anni fa aveva curato una "discussa" edizione. La rassegna 2004 è abbinata alla prima "Mostra di Arte Applicate" che espone, tra l'altro, intarsi e ricami d'avanguardia realizzati negli Anni '50 e '60 dagli allievi dell'Istituto d'Arte Felice Faccio.
Ma vediamo quali sono le proposte di Enzo Biffi Gentili che durante la presentazione della rassegna ha parlato di "crisi" della politica culturale di Castellamonte e della sua tradizionale Mostra.
«Oltre quaranta anni di disordinata attività espositiva hanno lasciato ben pochi segni permanenti sul territorio. Si pensi al Museo, che dovrebbe rappresentare e comunicare l'eccellenza delle produzioni e delle manifestazioni locali e al contrario vegeta nella clandestinità e che ho trovato, sia dal punto di vista edilizio che collezionistico, in condizioni di avanzato degrado».
E allora, quale è la sua ricetta anti-crisi?
«Il passato da rileggere criticamente, e il futuro da prefigurare, per trasformare la cultura in economia. Abbiamo iniziato dall'Istituto d'Arte Faccio e dalla sua notevole tradizione didattica e di ricerca espressiva. Il che ci ha consentito di dimostrare che Castellamonte era una piccola capitale non solo della ceramica, ma anche di altre arti applicate come il ricamo e l'intarsio ligneo. Bisogna anche capire che la questione del rilancio dell'immagine di Castellamonte non può essere risolta solo improvvisando in tre mesi una Mostra di maggiore qualità rispetto a quelle delle edizioni precedenti, senza inserirla in un difficile, lungo nuovo percorso concettuale, organizzativo e formativo. Abbiamo quindi condiviso l'esigenza di non "sospendere" la mostra nel 2004, ma allo stesso tempo abbiamo chiesto di renderla "un primo tassello" di un progetto più ampio, almeno biennale. Occorreva compiere una selezione, un riordinamento, qualche integrazione, anche attraverso nuove acquisizioni, e una prima nuova rilettura e presentazione della collezione del Museo che ne prefigurasse un'identità e una possibilità produttiva diversa da quella di altre città della ceramica. E' quanto ho fatto allestendo una stanza della "fumisteria", e per la prima volta esponendo e "riabilitando" le stufe "fasciste". Oppure mostrando con il lavoro di Sylvie Saint-André Perrin un modello di recupero di una specifica vecchia tecnica ceramica, un tempo ben dominata a Castellamonte, e ancor visibile su un pavimento di Palazzo Botton o sulla facciata della Palazzina Pagliero, quella delle "terre marmorizzate". Pensavo fosse utile istituire un Premio Internazionale della Città di Castellamonte, denominato Terra di Piemonte, da attribuire a un importante ceramista, non a un "artista", la cui figura contribuisse a valorizzare l'identità Piemontese e di Castellamonte». Il premio sarà consegnato il 31 ottobre dall'assessore regionale Gipo Farassino un artista prescelto tra gli invitati alla Mostra di quest'anno.
Ma perchè ha scelto soltanto Palazzo Botton?
«Abbiamo scelto di lavorare su una sola sede espositiva per ragioni di budget ma anche perché ogni intervento su questo palazzo e già destinato a sede di Museo della Ceramica, può essere progettato e realizzato mirando alla sua conservazione e alla sua valorizzazione».
Castellamonte può davvero ambire a manifestazioni "Internazionali"?
«Basterebbe rinnovare, da una prospettiva diversa, più consapevole culturalmente, i rapporti con St. Amand, la cittadina francese con cui è gemellata Castellamonte e più in generale con la ceramica e la cultura materiale della Borgogna. Ho trovato assurdo il fatto che nelle pur affollatissime mostre del passato non fossero mai stati invitati proprio i più interessanti esponenti di quella alta ricerca ceramica tra tradizione e innovazione».
Così facendo non si corre il rischio di dimenticare gli artisti locali?
«Al contrario. Bisogna però intendersi: la residenza a Castellamonte non è di per sé un certificato di qualità. Sono però molto interessato e attento a promuovere, volta per volta, diversi artigiani e artisti locali che possono reggere su specifici temi la "concorrenza" con gli altri invitati nazionali e internazionali. E l'ho dimostrato inserendo Roberto Castellano e Maria Teresa Rosa nella sala dedicata ai "piatti da pompa", accanto al collega francese Jean Cacheleux; confrontando il nostro Miro Gianola con quel Raffaele Falcone che si erge sul balcone di Palazzo Botton, dimostrando anche così che la ricerca del nostro amico piemontese è precedente rispetto a quella del campano; sovrapponendo a una stufa "fascista" l'aggressivo "mostro nero" tubolare di Brenno Pesci; suggerendo a Elisabetta Bovina l'inserimento di Sandra Baruzzi nel suo discusso ma stimolante consesso di audaci "masche ceramiche"».
Dario Ruffatto