Nuovo ospedale, due i siti

IVREA. Sono due le principali macroaree idonee ad ospitare il nuovo ospedale. Una si trova al centro-est e fa perno su Ivrea, l'altra è al centro-ovest e comprende i comuni di Rivarolo, Cuorgnè, Feletto, Salassa, Oglianico. E' quanto individuato dal Politecnico che aveva avuto dall'Als 9 l'incarico di realizzare la prima fase dello "Studio per la localizzazione del nuovo ospedale del Canavese".
Venerdì scorso, nella sala del Consiglio comunale di Ivrea, il documento è stato illustrato dall'architetto Attilia Peano a circa una settantina di sindaci (su 108) che fanno parte della Conferenza dell'Azienda Sanitaria.
Nel redigere lo studio il Politecnico ha tenuto conto di una serie di fattori fondamentali quali la potenziale utenza, l'accessibilità alla futura struttura, soffermandosi ad analizzare i tempi e le distanze di questa dai vari comuni e paesi, gli aspetti positivi e negativi della viabilità attuale e di quella futura, comprensiva di tutti gli interventi previsti e in progettazione, atti a migliorare il transito dei veicoli in Canavese.
I redattori dello studio hanno preso altresì in considerazione i servizi esistenti e la loro distribuzione. Per "scrivere" tale documento, il Canavese è stato messo sotto la lente di ingrandimento e da quanto esaminato ed analizzato si è in sostanza dedotto che due possono essere le aree dove si potrà costruire il nuovo Ospedale del Canavese. Quella al centro-est è monopolare, essendoci la città di Ivrea (dotata di molti servizi e del più alto numero di popolazione). Per il Politecnico, scegliere questa zona significa compiere un investimento sul presente, perché essa possiede già oggi quei requisiti indispensabili per ospitare il nosocomio. Scegliere invece l'area centro-ovest, con Rivarolo, Cuorgnè e gli altri comuni, vuol dire invece optare per un investimento sul futuro. Questa seconda opportunità viene chiamata dai redattori dello studio "una scommessa sul futuro". Questo perché sulla base dei progetti della Provincia si compiranno interventi di miglioramento sulla pedemontana.
A conclusione della sua relazione ai sindaci l'architetto Peano ha fatto presente che nel realizzare lo studio si è partiti da un dato fondamentale: il nuovo ospedale non deve essere una struttura costruita "in un deserto", cioè in un'area priva di servizi, di strutture e infrastrutture, ma presentarsi come un importante "valore aggiunto" per l'intero territorio.
La maggior parte dei sindaci ha ascoltato con attenzione la spiegazione dell'architetto, ma diversi hanno lasciato la sala prima della sua conclusione, dimostrando così scarso interesse per un argomento di fondamentale importanza per il territorio e per la sanità del futuro.
Ora lo studio passerà alla sua seconda fase, entrerà ulteriormente nel merito della scelta da compiere e vedrà pure la partecipazione di una rosa di sindaci, costituiti in commissione, che si confronteranno con i tecnici del Politecnico.
Il direttore generale dell'Asl 9, Carmelo Del Giudice, ha rimarcato che ora la collaborazione fra tecnici e amministratori è fondamentale. Tutti devono però tenere presente che il nuovo ospedale dovrà essere strettamente collegato ai servizi sanitari sparsi sul territorio. La sanità del futuro infatti non può avere come centro l'ospedale, che va concepito invece come una struttura che si completa con i vari ambulatori, poliambulatorii e altri servizi situati nei singoli comuni.
Giuliana Airoldi