Sparisce il ‘piciöl' a forma di fallo
CASTELLAMONTE. Inaugurazione con polemica a "luci rosse" per la 44ª Mostra della Ceramica di Castellamonte. Oggetto della disputa una brocca "piciöl" (così è scritto sul catalogo) con il beccuccio a forma di fallo, esposta, insieme ad altre opere dello stesso genere, nella sezione "Le masche ceramiche" ma fatta togliere, la sera precedente l'apertura della rassegna, dal sindaco Eugenio Bozzello.
Il sindaco ha ritenuto troppo osé e inopportuno lasciare al suo posto il "piciöl" il giorno dell'apertura, avvenuta sabato, quando tra gli invitati vi erano anche autorità religiose come il vescovo di Ivrea monsignor Arrigo Miglio. «Il sindaco deve tutelare tutti i cittadini - ha spiegato Bozzello -. Per questo ho ritenuto inopportuno che quell'oggetto fosse esposto proprio durante la serata di apertuta della mostra». Dello stesso parere il vicesindaco Carlo Dellarole e l'assessore Maurizia Bertoncino: «E' un pezzo di cattivo gusto che avrebbe procurato una caduta di immagine della mostra e della città». All'inaugurazione della rassegna erano presenti, tra gli altri, il presidente della Provincia Antonio Saitta, l'assessore regionale Caterina Ferrero, il prefetto Catalani, il tenente Silvio Mele della Compagnia dei carabinieri di Ivrea, il vescovo e l'arciprete don Vincenzo Salvetti.
Monsignor Miglio che, come le altre autorità, non è stato accompagnato nella saletta delle "masche", durante la visita ufficiale dopo il taglio del nastro, ha diplomaticamente citato una frase manzoniana "Omnia munda mundis" (tutte le cose sono pulite agli occhi delle persone pure). La "censura" eseguita dagli amministratori castellamontesi non sarebbe piaciuta al direttore artistico Enzo Biffi Gentili che si è trincerato dietro un semplice "No comment". Più arrabbiata la curatrice della sezione dedicata alle donne, Elisabetta Bovina, direttrice di una rivista sulla ceramica a Faenza. «In questa sezione - spiega la curatrice - sono esposte opere che rivelano senza volgarità un'altra visione e un'altra prospettiva in opposizione allo sguardo voyeristico dell'artista maschile. Credo che siano, invece, da censurare certe immagini di morte che ogni giorno i giornali e le tv ci propinano». La brocca contestata, per altro visibile sul catalogo della mostra, realizzata da un'artista locale e di proprietà di un noto collezionista della zona potrebbe essere rimessa al suo posto prossimamente. La rassegna che rimarrà aperta sino al 31 ottobre è stata giudicata dal sindaco «una mostra di svolta dopo il calo di interesse delle ultime edizioni». Un'altra protesta arriva dagli artigiani ceramisti che fanno presente l'assenza dei loro laboratori nei vari deplian della rassegna.
Dario Ruffatto