Esperti divisi su mais e Ogm

VISCHE.Non poteva che essere un successo il convegno ‘Mais e Ogm: una scelta difficile tra scienza e politica', organizzato dall'associazione ‘Natura e paese' in apertura della ‘Sagra del luviun'.
La sala del pluriuso era gremia di coltivatori, pronti a cogliere l'obiettivo del convegno che si proponeva di offrire un quadro chiaro e sintetico sull'utilizzo della manipolazione genetica grazie al contributo di autorevoli esperti del mondo istituzionale, scientifico, accademico e agricolo. Gli interventi, per la scienza, di Lorenzo Silengo, ordinario di biologia molecolare dell'Università di Torino e presidente del BioIndustry Park del Canavese e di Filippo Rossi, ricercatore presso l'Istituto di scienza degli alimenti e della nutrizione della facoltà di agraria dell'Università cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, hanno subito sgombrato il campo dagli equivoci che circolano intorno all'utilizzo degli Ogm in agricoltura come le ‘biodiversità' che non vengono eliminate con l'utilizzo della manipolazione genetica. «Inoltre - ha sottolineato Silengo - il sistema di controllo degli Ogm è rigoroso. L'unico limite è rappresentato dalle scelte del Governo che ne impediscono lo sviluppo».
«Il mais Ogm di Tipo BT - ha detto Filippo Rossi, avvalendosi dei risultati di recenti ricerche - non presenta differenze sostanziali rispetto a quello convenzionale. Non fa male perché l'acidità dello stomaco distrugge la tossina BT. Né provoca allergie o crea problemi di tossicità».
Improntato alla prudenza è stato invece l'intervento di Gianfranco Gorgiat, rappresentate della sanità pubblica della Regione Piemonte. «Rispetto all'utilizzo di Ogm bisogna fare un'analisi del rischio. Ci sono margini d'incertezza che la scienza ‘non dipendente' ammette. La nostra strada va verso la tipicità e non verso la quantità».
Sulla stessa lunghezza d'onda Carlo Gottero, presidente provinciale della Coldiretti, che però ha richiesto un impulso nella ricerca. «In questo campo - ha detto - non comanda la politica ma l'economia. Finora a fare ricerca sugli Ogm sono state solo 4 multinazionali. E la certezza che gli Ogm non fanno male non c'è. Quindi fintanto che esisterà un principio di precauzione, questo va rispettato».
Attilio Borroni, presidente regionale della Confederazione Italiana Agricoltori si è dimostrato più vicino alle posizioni della scienza insistendo per l'abbandono della ‘Tollerenza zero'. Allo stesso modo si è espresso Marco Aurelio Pasti, presidente dell'Associazione Italiana Maiscoltori. «Non va dimenticato che sono troppi i trattamenti che l'agricoltore deve fare per proteggere le piante di mais dall'aggressione dei vari parassiti. Meglio quindi l'utilizzo degli Ogm piuttosto che l'uso indiscriminato di fitofarmaci».
Favorevole alla ricerca e contrario al catastrofismo è Ercole Zuccaro della ConfAgricoltura: «Il principio di precauzione mi sta bene ma non deve essere fondamentalista, perché senza novità non c'è futuro».
Lydia Massia