In scena ‘Domani sarà tutto finito'
CERESOLE REALE. E' diventato un lavoro teatrale l'odissea del colle Galisia, storico passaggio dall'alta valle Orco alla val d'Isere, del novembre '44, la più grande tragedia di montagna avvenuta sulle Alpi durante la seconda guerra mondiale.
La compagnia "Esperimenti Teatrali" porta in scena domenica 26 settembre, alle 11, nell'ex sala mensa Bordiga a Ceresole, il racconto della tragedia tratto dal libro di Guido Novaria e Giampiero Paviolo "A un passo dalla libertà", edito da Priuli & Verlucca. Essenziale per l'allestimento dello spettacolo è stato l'archivio dei fratelli Ezio ed Elio Novascone, con l'importante documentazione relativa alla ricerca dell'identità di molte vittime rimaste senza nome. L'idea di proporre in versione teatrale il racconto - il titolo scelto è "Domani sarà tutto finito" - è dell'Associazione "Amici del Gran Paradiso", nell'ambito del progetto internazionale "Memoria delle Alpi", e per ricordare i 60 anni della tragedia stessa.
La storia siamo noi
La sceneggiatura è stata curata da Mauro Stante, che firma anche la regia. Spiega Stante: «"Domani sarà tutto finito" non è uno spettacolo e credo sia riduttivo e non corretto definirlo tale. Certo, gli elementi ci sono tutti: attori, musica, costumi, luci, coinvolgimento emotivo. Ma qui, ora, non si mette in scena una storia ma la storia: quella realmente accaduta, con i suoi personaggi realmente vissuti. E quando la storia diventa protagonista non si può né si deve interpretarla. Le ci si avvicina lievemente, con rispetto e si "prova" a raccontarla. Dieci attori e la parola. Ecco allora che la memoria sepolta riaffiora: l'attore racconta con partecipazione, non cerca di interpretare, perché non servono infiorettature alla memoria. E noi vediamo la tragedia del Galisia popolarsi di personaggi anzi, di esseri viventi. C'è la montagna, la fatica, la sofferenza, il dubbio, la morte, la sopravvivenza. Ma ogni spettatore "vedrà" attraverso la parola degli attori. Il teatro, si sa, crea l'illusione, ma qui, ora, anche lui non può far altro che abbassare il capo alla storia e far "parlare la realtà" perché la storia siamo noi...».
Morti a un passo
dalla libertà
Una normale corvée, come la definivano nei loro rapporti i comandanti partigiani, fra Italia e Francia per "scortare" un gruppo di soldati inglesi fuggiti dai campi di prigionia, si trasforma in una trappola mortale per quarantun persone, inghiottite dalla neve e dalle slavine, lungo la discesa attraverso le insidiosissime Gorges du Malpasset, dopo aver sfiorato, senza neppure vederlo, il rifugio del Prariond, la salvezza per l'intera colonna. Quarantun corpi, molti dei quali rimasti senza nome, sepolti nel cimitero militare inglese di Trenno, centro alle porte di Milano. Quarantun storie che si aggiungono a quelle dei tre superstiti, l'ultimo dei quali, l'inglese Alfred Southon, è scomparso improvvisamente pochi anni fa durante una vacanza a Malta. E a quelle di un gruppo di ex prigionieri slavi che si unirono al gruppo, partendo però in netto anticipo rispetto al resto della colonna. Particolare che getta un ulteriore elemento di inquietudine sulla vicenda. Uno scampato, lo slavo Iso Altaraz (morto anche lui a Grenoble pochi anni fa), nel '95 durante la cerimonia organizzata a Ceresole per ricordare la tragedia, esattamente a mezzo secolo di distanza da quei giorni, riaccese le polemiche già scoppiate all'indomani della scoperta dei corpi lungo le Gorges du Malpasset. Subito dopo la Liberazione, i comandanti partigiani delle formazioni Giustizia e Libertà, particolarmente attive durante la resistenza sulle montagne delle valli Orco e Soana, si chiesero perché il comandante della colonna, diede l'ordine di partire alle 10 di mattina, nonostante il tempo pessimo di quel mercoledì 8 novembre 1944.
Dieci attori in scenaFabio Cuccè, Enrico Faletti, Antonio Iezzi, Paola Malanetto, Laura Marchello, Franco Miele, Samanta Pappacena, Valeria Peila, Mariagrazia Pezzetto e Domi Vaira: è questo il gruppo di "Esperimenti Teatrali" che in questi mesi ha lavorato alla realizzazione di "Domani sarà tutto finito". «Si è trattato di un'esperienza nuova che ha permesso d'inserire nella nostra programmazione una proposta davvero singolare e che ci auguriamo il pubblico possa apprezzare» dicono gli attori.
Dopo la "prima" di domenica 26 settembre a Ceresole, "Domani sarà tutto finito" verrà presentato al teatro Morgando di Cuorgnè sabato 6 novembre, ore 21, e domenica 7 alle ore 16,30. «L'obiettivo è ricordare in un modo nuovo - ma rigorosamente storico e documentato grazie soprattutto alle preziose notizie attinte dall'archivio Novascone di Cuorgnè - i sessant'anni di quella tragedia - osserva Guido Novaria presidente dell'associazione "Amici del Gran Paradiso". Il racconto sul "filo della memoria" di quei giorni di novembre del '44 vorremmo che proseguisse il suo viaggio dentro e fuori il Canavese, arrivasse nelle scuole, diventasse un momento di riflessione collettiva soprattutto per i giovani, riannodando quel "filo della memoria" che con l'avvicinarsi del prossimo 25 Aprile, sessantesimo anniversario della Liberazione, non può, né deve essere interrotto». E proprio l'associazione presieduta da Novaria, nel prossimo mese di novembre, assegnerà il premio Amici del Paradiso ad Ezio Novascone "per l'impegno di ricerca documentaristica sulle vicende partigiane del Canavese ed in particolare per gli espisodi che hanno avuto come sfondo le montagne del Gran Paradiso".