Dalla stalla alla ‘fabbrica madre'

IVREA. E' stato certamente l'allestimento in Piazza di Città, progettato da Francesco Allaira, la grande sorpresa de "I Mestieri della Memoria": gli enormi teli, che riproducevano le facciate della Fabbrica in mattoni rossi e della ICO, hanno davvero colpito.
Migliaia i visitatori che hanno affollato lo stand. Tutto è stato ricreato con grande fedeltà ed anche le persone all'interno della "fabbrica" si sono fatte personaggi del passato. Laura Salvetti, presidente del Comitato Promotore "Fondazione Capellaro", in grembiule nero da addetta al collaudo, pareva la traduzione odierna della ragazza raffigurata sulla copertina di "Sogni in grembiule nero", romanzo degli anni Quaranta per signorine, seduta accanto alla propria M40. Diversi però i sogni: la ragazza del romanzo sognava marito, figli, agiatezza; Laura, che già ha tutto questo, sogna invece la realizzazione del Museo della Tecnologia che ricostruisca il cammino dello scrivere, del calcolo e della scienza dell'informazione. A vegliare sull'Officina e sul perfetto andamento dell'insieme è comunque Pier Luigi Marta, protagonista suo malgrado, grandissimo organizzatore, fucina di idee, pronto a tutto per divertirsi e a nulla per apparire (ecco perché tutto quello che propone alla gente ha sempre successo).
Attorno alla "fabbrica", tutto il centro strorico, esteso a Corso d'Azeglio e a Porta Aosta, è tornato indietro nel tempo e si è vestito dell'antica tradizione agricola e delle tante espressioni artigianali d'un tempo. I cortili sono diventati locande o botteghe, sotto Corso Cavour è stata "scavata" una miniera di pirite, in Piazza Ottinetti è addirittura spuntato un campo di grano. Alcuni commercianti hanno tenuto aperti i propri negozi anche di sera, come Alda Goglio e la fida commessa Barbara agghindate in graziosi abiti d'epoca che hanno anche sfoggiato in una breve passeggiata tra la gente.
Impossibile elencare tutte le persone e le Pro Loco che si sono adoperate per la manifestazione, allestendo banchetti o ricreando veri e propri angoli della memoria: dal fotografo Perucca, tra lastre e fondali in Piazzetta Santa Croce, a Ornella Biancolli, architetto e scenografa, per l'occasione presente, in un androne di Via Palma, con i vetri artistici da lei creati; poco distante, Albano Torasso ha incantatato i visitatori con le armi, le armature e le scenografie da lui realizzate per i film di registi come Scorsese, Avati e Benigni. Molto apprezzata la spada utilizzata da Raoul Bova nel film dedicato a San Francesco d'Assisi.
E poi cestai, scultori in legno e fabbri, le cartomanti in Via della Cattedrale sfavillante di lumini e candele: tutti i mestieri sono stati degnamente rappresentati, compreso quello definito "il più antico del mondo" per il quale, in un appartamento in Via Palestro è stata ricreata l'atmosfera di Villa Gina, la più nota casa di tolleranza eporediese.
Franco Farnè