Bonny&Clyde in fuga con i gelati

AZEGLIO. Lui, lei e una montagna di gelato appena rubato. Un inseguimento per le strade del Canavese. Loro davanti, con il gelato sulla Polo, e i carabinieri dietro, alle cinque del mattino di domenica scorsa. Parebbe la sceneggiatura per un film, una sorta di rivisitazione di Bonny e Clyde senza finale cruento, ma non è così. Sono solo guai grossi. Sono guai per Andrea Prinsi, 20 anni, di Ivrea e per la sua amica, di tre anni più giovane, di Borgofranco. I carabinieri li hanno bloccati in frazione Piane di Azeglio. Dicono che la Polo guidata da Prinsi abbia cercato di speronare l'Alfa 156 che inseguiva i due ragazzi. La carrozzeria dell'auto dei carabinieri è stata lievemente danneggiata, la Polo si è fermata lì, nella campagna, in un fosso.
Andrea Prinsi è stato arrestato: l'accusa è rapina aggravata. Difeso dall'avvocato Maurizio Pettiti del foro di Torino, il ragazzo è comparso martedì mattina davanti al Gip Federica Bompieri. L'arresto è stato convalidato e l'avvocato ha chiesto che a Prinsi fossero applicate misure alternative al carcere. Richiesta respinta. «Ora - dice l'avvocato Pettiti - andrò a trovare il mio cliente. E' un ragazzo che va a scuola e lavora. La vicenda è ancora da chiarire».
Più enigmatica, invece, la posizione giuridica della ragazzina, difesa dagli avvocati Marina Spandre e Pio Coda. Secondo i carabinieri, la diciassettenne è stata arrestata e, su disposizione del tribunale dei minori di Torino, affidata ai genitori per via della minore età. Per il tribunale dei minori, invece, la ragazza non è in stato di arresto. In ogni caso, il pubblico ministero non ha chiesto al gip del tribunale dei minori alcuna fissazione della convalida e quindi ogni eventuale provvedimento restrittivo è da considerarsi decaduto. E se gli avvocati dei "Bonny e Clyde alla crema" incontreranno i loro giovanissimi clienti per farsi spiegare esattemente come e quanto sia stata movimentata l'alba di domenica scorsa, per ora, la ricostruzione dei fatti operata dai carabinieri suona all'incirca così.
Ad Anzasco, Marcello Nicosia, 33 anni, sente dei rumori. Nicosia sta riposando al piano di sopra del suo bar gelateria, "La baia", ad Anzasco. La movida del sabato sera verso il lago di Viverone tace da un pezzo, in giro c'è silenzio, la gente dorme. Del resto, sono circa le cinque del mattino. Sente rumori sospetti. E in effetti, qualcuno sta svaligiando il locale, ma come scoprirà con sopresa poco dopo, non si è buttato sulla cassa, come si potrebbe immaginare. Nicosia si accorge che il bar è stato forzato e che i gelati - tantissimi gelati - sono stati razziati. C'è un'auto con i due ragazzi in fuga. Subito parte una chiamata al 112: «C'è stato un furto, fate presto». Una pattuglia, casualmente, sta facendo un giro di servizio proprio da quelle parti. E' questione di un attimo, per i carabinieri, intercettare la Polo con la coppia a bordo e i gelati nel bagagliaio. Comincia l'inseguimento, lungo l'ex strada statale 228 di Viverone e poi in campagna. Dura poco, giusto un pugno di chilometri e di emozioni. (ri.co.)